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L'Australia ed il Pacifico inquieto...

In quest'ultimo anno anche la remota Oceania, con le crisi negli arcipelaghi di Figi e Salomone ed i sanguinosi conflitti nelle isole tra Indonesia ed Australia, è rientrata nella prima pagina della storia.

Durante la Guerra Fredda gli enormi spazi tra l’Asia orientale e l’America sono rimasti tranquilli sotto l’egida degli Stati Uniti, che controllano la Micronesia, dell’Australia, che vigila sulla Melanesia e di Nuova Zelanda e Francia, che predominano in Polinesia. Niente guerre e colpi di stato ai Tropici, quindi, e lo stesso processo di decolonizzazione, per quanto non totale e ritardato, si è svolto pacificamente.

Ora, invece, la regione arde e l’Australia, media potenza e delegata degli USA nel Pacifico sudoccidentale, non riesce a portare ordine: nelle isole Salomone infuria la guerra civile tra gruppi etnici indigeni; mentre nell’arcipelago delle Figi tra colpi di stato nazionalisti ed uno strisciante apartheid gli indigeni polinesiani opprimono la vasta e ricca comunità indiana; la Nuova Guinea è scossa dal tenace tentativo secessionista dell’isola di Bouganville, represso duramente nel sangue con l’aiuto australiano, mentre la metà occidentale della grande isola lotta ancora contro il dominio coloniale indonesiano.

Proprio l’aggressiva politica espansionista e filoislamica di Giakarta, dopo i disastri di Timor Est, ha causato la guerra civile nelle Molucche tra cristiani e mussulmani e la ribellione dei Papua di Irian. E tutto ciò mentre, defilatasi ormai la Nuova Zelanda su posizioni quasi neutrali, L’Australia deve ancora potenziare le sue forze armate e trovare la convinzione per essere il vice degli USA nell’area; ma gli altri paesi asiatici non sembrano gradire questa eventualità…