Milosevic, assieme ad altri tre alti dirigenti della Repubblica serba di Bosnia, è arrivato ieri notte, dopo una giornata confusa e drammatica a Belgrado al carcere olandese vicino L’Aia che ospita i detenuti balcanici sotto processo per i delitti compiuti nelle guerre che hanno disintegrato la Ex-Jugoslavia negli ultimi dieci anni.
Nonostante la Corte Costituzionale federale avesse contestato la validità del decreto del governo serbo, retto dal filoccidentale Zoran Djindjic, quest’ultimo ha consegnato lo stesso l’ex-capo di Stato alle autorità americane a Tuzla in Bosnia da dove un aereo militare ha condotto Milosevic in Olanda. Il presidente federale Kostunica ha denunciato il colpo di mano di Djindjic, ma probabilmente era d’accordo e si sono divisi le incombenze per non antagonizzare troppo i sostenitori di Slobo, scesi comunque a migliaia in piazza a protestare, ed i suoi alleati montenegrini.
Pochi credevano che il nuovo governo jugoslavo avrebbe avuto la forza e la volontà di processare l’uomo più potente del paese, ma le pressioni americane ed il rischio di perdere i lauti finanziamenti occidentali (proprio in questi giorni a Bruxelles si svolge la conferenza dei donatori per i Balcani)hanno prevalso, assieme al desiderio della nuova dirigenza serba di rientrare a pieno titolo nella comunità internazionale. Inoltre l’unico modo per salvare il rimanente Kossovo serbo e rintuzzare l’irrendentismo albanese è un accordo con gli USA e la NATO che, d’altra parte, vogliono allontanare la Jugoslavia dall’orbita russa.
Il sogno segreto di Belgrado, comunque, è l’annessione della parte serba della Bosnia, sostanzialmente autonoma ed integra, in cambio della rinuncia alla maggior parte del Kossovo e della consegna al Tribunale Internazionale dei dirigenti e dei militari nazionalcomunisti che hanno imperversato nel decennio passato in Jugoslavia.
Intanto Slobo aspetta il suo processo all’estero, Carla Del Ponte lo prepara al meglio e sarebbe una significativa prima volta la condanna per crimini contro l’umanità di un ex-capo di Stato. Ormai la faccenda, in ogni caso, non riguarda più la Jugoslavia.

Maurizio Romani








