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L'oppressione della donna nei paesi islamici

In nessun luogo come nei paesi islamici la condizione della donna è peggiore.... ma è un luogo comune? Ci sono differenze grandi e profonde tra i vari paesi mussulmani e non bisogna fare di tutta l'erba un sinistro fascio...

Indubbiamente la donna ha un ruolo secondario nelle società arabo-islamiche e soprattutto nell’ambito pubblico, del potere politico ed economico, la sua presenza è minima, tranne alcune eccezioni (Benazir Bhutto in Pakistan, Tansu Ciller in Turchia, Hanan Hashrawi in Palestina…).

Il tradizionale conservatorismo di quelle società era stato scalfito dopo l’indipendenza da alcune riforme (soprattutto in Egitto, nei paesi del Maghreb ed in Iran) di cui hanno beneficiato solamente le donne ricche ed istruite delle grandi città.
Per le altre la situazione era cambiata poco ed è peggiorata col ritorno dell’integralismo negli ultimi vent’anni che ha imposto alla donna vecchi e nuovi vincoli; in alcuni paesi la guerra dei fondamentalisti per il potere è stata anche una guerra contro l’emancipazione delle donne (Algeria, Afghanistan, Egitto…), la possibilità a loro data di istruirsi e lavorare fuori casa, vestirsi liberamente ed avere una vita autonoma dalla tutela maschile.

L’odierna condizione islamica assomiglia in parte a quella cristiana tradizionale ormai quasi scomparsa in Occidente e l’oppressione femminile viene vista spesso come una protezione del gentil sesso dai pericoli e dalle brutture del mondo da parte di familiari maschi premurosi e responsabili.
Le stesse donne condividono in maggioranza questo punto di vista e guardano con stupore misto a sospetto alle maggiori libertà delle occidentali, anche se non possono fare attività ormai scontate in Europa ed America: votare, guida la macchina, testimoniare in tribunale, ereditare bene, divorziare, abortire..

Comunque si tratta di un mondo variegatissimo: Turchia e Tunisia sono molto avanti nella emancipazione femminile, tranne che nelle zone rurali, seguite da Marocco, Algeria e Libia e Senegal.
Le donne stanno meglio in dittature laiche come Siria ed Iraq, che nei regimi ricchissimi, ma ultra-conservatori dell’Arabia Saudita e degli Stati petroliferi del Golfo.

In paesi come Egitto, Giordania e Libano c’è un maggiore attivismo femminile dovuto alla maggiore diffusione dell’istruzione, alla presenza cristiana ed alle riforme del passato, ma la sfida fondamentalista ha già chiuso molti spazi di libertà nelle campagne e nelle periferie urbane.

Negli altri paesi islamici in Africa (Mauritania, Sudan, Ciad..) la situazione è molto arretrata ed in Somalia pratiche come la circoncisione sono ancora estese; mentre in Asia in Pakistan, Afghanistan e Bangladesh le donne sono praticamente escluse dalla vita sociale, anche se alcune cose stanno cambiando in seguito alla caduta dei Talebani ed a alcune prime riforme ad Islamabad e Dacca.

Sempre in Asia molto particolare la situazione dell’Iran dove una rigida legislazione sulle donne d’ispirazione religiosa contrasta con un fervido e massiccio contributo di quest’ultimo alla vita pubblica del paese: nel mondo del lavoro e dell’università ed anche in Parlamento le persiane non mancano, ma sempre dietro il velo, anche se spesso truccate.

Per finire Malesia ed Indonesia hanno fatto progressi sulla via dell’emancipazione, ma il ritorno integralista ha colpito anche questi paesi soprattutto l’inquietante dottrina della Guerra Santa che afferma che la donna, mentre l’uomo la combatte con le armi, partecipa alla Jihad partorendo figli