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La globalizzazione divide America ed Europa

Come ampiamente previsto la prima visita di Bush in Europa ha rimarcato le differenze sempre maggiori tra le due sponde dell'Atlantico.

Significativamente è andato meglio l’incontro in Slovenia con l’autoritario presidente russo Putin che quello coi leader europei nell’assediata Goteborg.

L’ambiente ed il trattato di Kyoto, la rivalità commerciale, la proposta americana di scudo spaziale e la pena di morte sono alcune tra le questioni che dividono l’Occidente. Ma come è possibile che in pochi mesi si sia passati dall’autorevole leadership internazionale di cui godeva Bill Clinton (il già rimpianto World President) a quella contestata dell’avversato George W. Bush?

Il cambiamento nella politica estera operato dalla sua nuova amministrazione repubblicana non deve far dimenticare le divergenze sempre esistite, ma finora nascoste dal boom economico degli anni ‘90 e dall’egemonia suadente degli’Stati Uniti clintoniani. Bush, invece, è l’esponente dell’America profonda e della sua potenza militar-industriale, oltre che dei petrolieri del suo Texas; il suo approccio è nazionalista e pragmatico, ma poco lungimirante.

Tutto ciò rinfocola l’avversione crescente contro l’unica superpotenza e l’opposizione alla globalizzazione, irreversibile mito del decennio passato. I gravi incidenti tra polizia e manifestanti avvenuti in Svezia sono ormai la costante di ogni conferenza e summit internazionale e, sempre più violenti e politicizzati, minacciano anche il prossimo vertice del G8 di Genova (20-22 luglio), oltre a far passare in secondo piano le tematiche politiche di questi incontri.

L’unica soluzione per evitare una sempre maggiore ed inconcludente contrapposizione, favorite dall’intransigenza di Bush e delle frange più estremiste del c.d Popolo di Seattle, è che i prossimi vertici accolgano ed ascoltino anche gli esponenti più autorevoli di questo giovane e travolegente movimento.