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La nuova democrazia in Perù

La vittoria di Alejandro Toledo nelle elezioni presidenziali e la cattura in Venezuela dell'ex-capo dei servizi segreti di Fujimori, il famigerato Vladimiro Montensinos, sono ottimi segnali sulla via peruviana per la democrazia.

Nel giorno del 180° anniversario dell’indipendenza dalla Spagna, il nuovo presidente del Perù, Alejandro Toledo, ha giurato davanti al parlamento di Lima mettendo fine all’epoca controversa di Alberto Fujimori. Toledo, economista di fama mondiale di orgine india e sposato con un’europea, cercherà di ripristinare lo Stato di Diritto dopo gli anni di democradura imposti dal Chino al paese.

Le disuguaglianze sociali e razziali sono molto gravi e ci sono ancora migliaia di prigionieri politici nelle carceri. La guerriglia di Sendero Luminoso è stata abbattuta dai metodi forti di Fujimori, ma è ancora presente, mentre cresce nel paese l’influenza economica americana (il dollaro è molto più accetto della moneta locale).

L’ex-presidente è al sicuro in Giappone, da dove non sarà mai estradato (pur essendo presidente di un altro Stato non aveva rinunciato alla cittadinanza nipponica dove riscuote l’approvazione di politici reazionari e nazionalisti.

In patria, però, il suo seguito in Perù è crollato, soprattutto dopo il clamoroso arresto del suo braccio destro Montesinos ora detenuto nel carcere di massima sicurezza di Callao accanto alla cella del rivoluzionario maoista Abimael Guzman, il leggendario capo di Sendero Luminoso da lui stesso catturato quando era al potere ed esposto in una gabbia.

La democrazia, nonostante incertezze e crisi, è in recupero in tutta l’America Latina ed il Perù può diventare un esempio per i paesi vicini (Bolivia, Venezuela, Ecudor, Colombia…) alle prese con difficili transizioni costituzionali e di governo.