Sharon, però, è stanco e le colombe laburiste fanno fatica a trattenerlo, anche perchè loro stessi si convincono dell’inaffidabilità del leader palestinese che non riesce (e non vuole) fermare completamente le violenze.
Ora l’offensiva israeliana si preannuncia devastante (come già furono altre nei mesi scorsi), ma se non sarà risolutiva (come non lo sono state le altre) servirà solo ad esacerbare l’odio dei martoriati palestinesi e preparare nuovi e disperati uomini-bomba.
L’unica soluzione è un intervento diretto americano, nell’ambito della guerra al terrorismo, che separi i contendenti con dispiegamento di forze armate Usa.
In quel caso gli attacchi palestinesi sarebbero improponibili (Arafat non vuole fare la fine del mullah Omar) e gli israeliani dovrebbero fermare le loro eliminazioni mirate di capi terroristi e dirigenti dell’ANP assieme allo sviluppo degli insediamenti colonici esistenti (non la creazione di nuovi che è ferma da tempo) nei territori occupati.
Nessun’altra forza internazionale è capace di svolgere questo compito (l’ONU si è dimostrata fallimentare in Libano; i paesi islamici ed europei sono invisi ad Israele, i russi ai palestinesi), ma il presidente Bush vorrà impantanarsi nella questione di politica estera più importante degli ultimi 50 anni?
Sarebbe imparziale?
Posticiperà altre priorità internazionali (Iraq in primis…)?
Interverrà prima che Sharon ed Arafat conducano i loro popoli allo scontro finale?

Maurizio Romani








