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L'Argentina sull'orlo del baratro

La gravissima crisi economica che attanaglia da anni quello che era una volta il paese più prospero del Sudamerica, è sul punto di causare il crollo sociale e politico dell'Argentina. Tra il rischio di una involuzione autoritaria e quello di una ribellione popolare, il mondo si rende conto di aver trascurato una zona strategica del pianeta...

L’Argentina rischia di precipitare nel caos dopo le dimissioni clamorose, ma non inattese, del presidente Fernando De La Rua.
Gravissimi disordini stanno avvenendo a Buenos Aires e nelle province e decine di migliaia di persone manifestano in piazza contro la politica economica del governo.

Si sono verificati saccheggi, incendi ed atti di vandalismo e numerose banche sono state assaltate da manifestanti esasperati dalla gravissima crisi economica che attanaglia da due anni il paese sudamericano.

De La Rua, che rischia ora un’incriminazione per uso esagerato della forza pubblica, ha dichiarato lo stato d’assedio e le forze dell’ordine hanno usato il pugno duro per reprimere i disordini.
Ci sono state 22 vittime negli scontri di piazza che durano oramai da alcuni giorni.

Le proteste erano inziate dopo gli ultimi provvedimenti di austerità del governo di centro-sinistra ed avevano portato già alle dimissioni del superministro dell’Economia Domingo Cavallo e del resto dell’esecutivo.
De La Rua aveva le aveva respinte, tranne quelle del capro espiatorio Cavallo, ed aveva proposto all’opposizione peronista un governo di unità nazionale per affrontare la crisi.

Ma di fronte al rifiuto del partito giustizialista, vista la sua crescente impopolarità, si è dimesso abbandonando la Casa Rosada in elicottero, come fece nel 1976 la moglie di Peròn.

Adesso la presidenza è passata a Carlos Puerta, membro dell’opposizione che presiede il Senato, ma al più presto il parlamento di Buenos Aires dovrà decidere se indire nuove elezioni, confermare Puerta fino alla scadenza del mandato di De La Rua nel 2003 oppure scegliere un nuovo presidente della nazione.

Che compito ingrato…