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Somalia: covo terrorista o bersaglio sbagliato?

Uno stato il cui governo non controlla nemmeno l'aereoporto della sua capitale ed in cui due province hanno già dichiarato la secessione... ed in cui Al-Qaeda ha basi e sostenitori. Quindi l'attacco americano è scontato? Un momento...

Dopo la caduta del dittatore Siad Barre nel 1991 la Somalia sprofondò nell’anarchia con il paese diviso tra bande rivali e spietati signori della guerra, che prosperavano, e prosperano, coi traffici di armi, droga e banane e con le estorsioni.

Per arginare il caos nel Corno d’Africa l’ONU nel 1992 mandò un suo nutrito contingente e disarmare il paese e ripristinare l’ordine ed un governo unitario.
Ne facevano parte soldati occidentali (americani, italiani, tedeschi, etc…) e del Terzo Mondo (turchi, pakistani, bengalesi, etc…).

La missione fallì per l’opposizione armata dei signori della guera somali, soprattutto i rivali Aidid ed Ali Mahdi, e per l’irresolutezza dei caschi blu.
Il colpo di grazia ci fu nell’ottobre del 1993 quando 18 marines USA (e centinaia di somali) perirono in una cruenta battaglia per le strade di Mogadiscio (a cui s’ispira l’ultimo capolavoro di Ridley Scott: Black Hawk Down).
Il presidente Clinton preferì ritirare i marines e quella fu l’ultima volta che soldati USA militarono all’estero sotto il comando di altri paesi (un generale turco guidava la missione UNOSOM).

Dopo la partenza delle truppe dell’ONU l’anarchia continuò e le sofferenze dei somali si moltiplicarono, mentre il fondamentalismo islamico penetrava nel paese. Per bloccare la sua diffusione ed il contrabbando truppe etiopiche fecero numerose incursioni nel territorio somalo occupando territori di confine.

Inoltre l’ex-Somalia britannica ed il c.d. Puntland al nord hanno entrambe dichiarato la loro secessione dall’autorità centrale di Mogadiscio.
Solo l’anno scorso un nuovo governo è stato insediato, ma non controlla assolutamente il territorio e nemmeno il