Questo sito contribuisce alla audience di

Il fronte orientale della guerra al terrore

Paesi come Filippine, Singapore, Indonesia e Malesia si sono allineati subito, più o meno volentieri, alla lotta americana contro il terrorismo. Ma con quali risultati?

Benchè composta perlopiù da combattenti arabi, l’organizzazione terroristica Al-Qaeda è molto ramificata e diffusa in quei paesi del Sud-est asiatico e del subcontinente indiano dove la presenza islamica è maggioritaria (Malesia, Indonesia, Bangladesh) o cospicua (India ,Nepal, Filippine, Singapore).

Anche in questi paesi l’offensiva contro il terrorismo, promossa ed imposta dagli USA, si è sviluppata, spesso in collegamento con gli obiettivi, di politica interna, dei governi locali.

In India e Nepal la maggioranza induista al potere ha effettuato un deciso giro di vite contro le formazioni islamiche, integraliste o sospettate, a torto o ragione, di simpatie per Bin Laden; in Bangladesh il governo ha minimizzato la presenza dei combattenti islamici bengalesi in Afghanistan ed appoggiato gli USA dall’inizio.

A Singapore ed in Malesia, nazioni capitaliste inseriti dalla parte vincente della globalizzazione economica, numerosi attivisti islamici sono stati arrestati ed alcuni complotti sarebbero stati smascherati.

In Indonesia (il più grande paese islamico del mondo) la presidente Sukarno ha appoggiato subito gli Usa frenando le manifestazioni locali di opposizione alla guerra americana in Afghanistan, mentre non sono finiti gli scontri inter-etnici e religiosi, a carattere anche secessionista, nelle provonce più calde (Molucche, Aceh, Timor Ovest, …).

Il fronte aperto della guerra al terrore si trova, però, nelle Filippine meridionali, nelle isole a maggioranzan islamica di Mindanao e Basilan dove i ribelli islamici combattono il governo della maggioranza cattolica di Manila.

Il gruppo guerrigliero Abu Sayyaf, responsabile anche di rapimenti di turisti e missionari stranieri, è affiliato al Fronte Islamico contro gli ebrei ed i crociati fondato da Bin Laden nel 1998.
Da alcune settimane la regione è sottoposta ad una grossa pressione militare: truppe armate filippine aiutate da consiglieri e da circa 600 marines americani delle forze speciali sono passati all’offensiva in quello che si appresta a diventare il secondo campo di battaglia della guerra al terrorismo. Una lotta che avviene lontana dai media e dal clamore dell’assalto all’Afghanistan e che può concludere quarant’anni di insurrezione autonomista nel sud del paese asiatico.