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Il buco nero dell'Europa Orientale

Tra Balcani ed ex-Unione Sovietica la Transnistria è l'eldorado di criminali e trafficanti d'armi che operano indisturbati nella regione più povera del continente.

Quando nel dicembre del 1991 le repubbliche dell’ex-Unione Sovietica dichiararono la loro indipendenza per la Moldavia cominciò un periodo molto difficile: contesa negli ultimi due secoli tra russi e romeni (dopo una lunga sottomissione ai turchi ottomani) la più piccola delle componenti dell’URSS fu subito dilaniata da una breve e feroce guerra civile.

I territori ad est del fiume Dnestr, abitati in maggioranza da russi ed ucraini russificati si dichiararono autonomi dal governo di Chisinau e, con l’aiuto delle truppe dell’Armata Rossa guidate dal generale Lebed, respinsero i tentativi delle forze moldave di schiacciare la loro secessione.
Ci furono 700 vittime e migliaia di profughi e dal 1992 l’autoproclamata repubblica di Transnistria, benchè non riconosciuta da nessun’altro paese, è praticamente indipendente sotto la guida del presidente-padrone Igor Smirnov.

Geograficamente questa regione si trova tra Moldavia ed Ucraina sulla sponda nordoccidentale del Mar Nero, ma temporalmente sembra di vivere ancora ai tempi dell’URSS: le uniformi sono quelle dell’epoca sovietica, stelle rosse, busti e statue di Lenin sono ovunque, ma soprattutto le industrie di armi impiantate a Tiraspol e Bender da Mosca funzionano a pieno regime.

Tutto il complesso militar-indutriale è controllato dalla società Sheriff, gestita da Vladimir Smirnov figlio del presidente, il cui fatturato è 47 volte quello del governo di Tiraspol e questo spiega dove finiscono le magre entrate pubbliche e perchè la popolazione viva quasi nell’indigenza.

A Tiraspol si servono ormai di armi, esplosivi e consiglieri militari organizzazioni terroristiche, movimenti secessionisti e guerriglieri, bande criminali di alto livello, le potenti mafie russe, turche ed albanesi, un vero e proprio bazar della guerra che inizia a preoccupare non solo i governi di Chisinau e Bucarest, ma anche l’Occidente e Mosca.

Forse la Transnistria, per quanto piccola, sta diventando troppo scomoda…