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Difesa a sorpresa per Milosevic

L'ex-presidente jugoslavo, oltre a non avvalersi di un difensore, attacca e mette in difficoltà i primi testimoni dell'accusa, ma la sua situazione processuale resta molto pesante...

Lunedì 18 Febbraio finisce la prima difesa di Milosevic, durata complessivamente 12 ore, con la smentita da parte sua di essere stato l’orchestratore delle campagne di pulizia etnica e genocidio in Bosnia e Kossovo.
Riferendosi alla strage di civili a Srebrenica, nella Bosnia orientale, Milosevic afferma, tra lo stupore generale, di “averlo appreso da Carl Bildt“, allora mediatore europeo per l’ex-Jugoslavia.

L’ex presidente jugoslavo nega di aver mai dato ordini ai dirigenti serbo-bosniaci con i quali “avevamo cattivi rapporti“.
Il primo testimone dell’accusa al processo è l’ex-dirigente comunista kosovaro Mahmut Bakalli che incolpa Milosevic della situazione di apartheid de facto instaurato in Kosovo dopo il 1989. Il giorno seguente Milosevic mette Bakalli più volte in difficoltà durante il suo contro-interrogatorio.

Il 20 febbraio tocca al secondo testimone d’accusa, il poliziotto australiano Steven Spargo.
In precedenza la corte aveva deciso di non accettare la deposizione del capo degli investigatori del tribunale internazionale in Kosovo, il britannico Kevin Curtis, l’uomo che nel giugno scorso prese in consegna Milosevic a Belgrado dopo la sua resa al governo serbo, perchè basata sul sentito dire per i fatti in Kossovo e non sulla testimonianza diretta.

Dopo toccherà a tutti i testimoni dell’accusa ed il procedimento si prevede lungo e laborioso, ma Milosevic sembra tranquillo ed agguerrito.
Dal punto di vista mediatico sta ottenendo un ottimo ritorno d’immagine, ma più nel suo paese che in Occidente dove il processo è alquanto ignorato.

Si vede che l’era dei Balcani in prima pagina è passata…

intanto altri processi sono in corso di svolgimento ed in passato molti casi si sono conclusi con pesanti condanne di militari e uomini politici serbi, croati e bosniaci mussulmani.

Intanto è appena iniziato anche il procedimento Milomir Stakic che, nel 1992 era il sindaco di Prijedor, città della Bosnia nordoccidentale.
Stakic è accusato di genocidio per aver organizzato una serie di campi di prigionia nei quali vennero torturati e uccisi civili musulmani e croati.