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La guerra civile in Angola ad una svolta

L'uccisione di Jonas Savimbi, carismatico leader della trentennale guerriglia contro il regime ex-marxista di Luanda, potrebbe porre fine ad uno dei più sanguinosi conflitti fratricidi del nostro tempo.

Savimbi sarebbe morto in un raid delle forze speciali angolane, probabilmente con l’aiuto di consiglieri o mercenari stranieri (russi o occidentali) nel suo accampamento in una zona contesa e sperduta al centro del paese.

Dopo la rottura della tregua mediata dall’ONU erano ripresi pesanti scontri tra l’esercito governativo ed i ribelli dell’UNITA, ma la stella di Savimbi, personaggio discusso, violento e carismatico, era già in declino da alcuni anni.
Nel 1999 gli Stati Uniti, che avevano appoggiato l’Unita in funzione anti-sovietica durante la Guerra Fredda, avevano ritirato il loro appoggio dopo un favorevole accordo col regime di Luanda sullo sfruttamento da parte di una compagnia USA dei ricchissimi giacimenti petroliferi di Cabinda.

L’utilità di Savimbi, per contrastare il comunismo in Africa Australe, era ormai venuta meno ed il conflitto civile angolano impediva la stabilizzazione del continente; da quel momento le offensive governative ripresero vigore e le sorti militari della trentennale guerra fratricida volsero contro i ribelli.

Adesso l’Unita sembra allo sbaraglio, ma c’è il rischio concreto che i luogotenenti di Savimbi, che controllano circa 1/3 del territorio angolano, si riciclino in signori della guerra locali ripetendo nel paese l’incancrenita situazione del Congo.

D’altra parte l’offerta di resa e clemenza da parte del governo non sembra molto convincente e l’esposizione del corpo di Savimbi alla folla ed ai media non ha sicuramente bendisposto i suoi seguaci…. quindi per ora la guerra civile continua in uno dei paesi più martoriati dell’Africa.