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Lotta per il potere in Venezuela

Il presidente venezuelano Chavez è ancora al potere nonostante il tentato golpe dello scorso aprile e sta seguendo una politica di maggior prudenza. Ma perchè è fallito il colpo di stato contro di lui?

La tensione tra il colonnello Hugo Chavez e la variegata opposizione al suo regime presidenzialista stava montando da mesi (C’erano stati numerosi scioperi generali in tutto il paese) ed è esplosa in scontro aperto dopo che l’ex-golpista (nel 1992 tentò invano di prendere il potere con le armi) ha utilizzato in maniera sconsiderata la c.d. Ley Habilitante, che gli permette di promulgare leggi senza passare per il Parlamento, ed ha effettuato numerosi rimpasti ai vertici dell’azienda petrolifera di Stato sostituendo i boiardi al potere con suoi, perlopiù incompetenti, uomini di fiducia.

Il petrolio è la maggior risorsa del paese sudamericano e gli industriali, riuniti nella Federcameras si sono sempre opposti al governo populista di Chavez ed al suo tentativo di infrangere il loro ferreo controllo sull’economia nazionale.
A suon di referendum vittoriosi, propaganda nei mass-media e leggi riformistiche (alcune coraggiose ed auspicabili, ma molte velleitarie) Chavez ha ottenuto l’appoggio delle classi popolari nelle campagne e nelle città attirandosi l’avversione dei ricchi (Che in Venezuela sono ricchissimi…), della pericolante classe media, della società civile, della Chiesa ufficiale e degli Stati Uniti (anche per la sua amicizia con Fidel Castro).

La convergenza tra la Confindustria locale ed il maggior sindacato ufficiale ha portato nelle piazze di Caracas oltre mezzo milione di persone lo scorso 11 aprile; ci sono stati scontri con molte vittime (a sparare sulla folla non si sa se siano stati uomini di Chavez oppure poliziotti) ed il presidente è stato costretto a dimettersi e detenuto da alcuni settori delle forze armate; al suo posto è stato insediato come presidente Carmona dellla Federcamaras.

Il golpe però non aveva il sostegno convinto e totale dell’esercito e tutti i paesi sudamericani l’hanno condannato (non così gli USA).
I sostenitori di Chavez sono scesi in piazza a centinaia di migliaia e nei giorni seguenti la capitale Caracas è stata sconvolta da scontri, saccheggi ed assalti ad abitazioni, negozi ed uffici pubblici con decine di vittime e feriti e centinaia di arrestati.

Non riuscendo a mantenere l’ordine pubblico e non volendo scatenare una guerra civile i militari hanno scaricato i golpisti i quali, d’altra parte, avevano palesato intenzioni ancora più autoritarie di quelle di Chavez il cui ritorno a Caracas è stato inevitabile.
Per il presidente il golpe è stato un grave campanello d’allarme pur riconfermando l’ampio seguito popolare che ha nel paese, ma anche che la frattura profonda con le classi alte ed istruite sta per giungere al punto di non ritorno.

Per questo non ci sono state epurazioni o provvedimenti particolarmente punitivi (Tranne l’esilio di Carmona in Colombia), anche se questa è la quiete che potrebbe precedere la resa dei conti finale.