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Dopo l'ennesima resa dei conti uno spiraglio di pace?

L'operazione Muro di Difesa è terminata bloccando, per ora, gli attentati suicidi dei kamikaze islamici, riducendo in macerie la Cisgiordania e quasi distruggendo l'ANP. E adesso? Chissà che da una quasi guerra generalizzata non nasca un'opportunità di pace..

La visita del Segretario di Stato americano Colin Powell, dichiarata erroneamente un fallimento, ha dato il via ad una tregua incerta che potrebbe sfociare in negoziati diretti o in una conferenza di pace internazionale da tenersi forse in Italia, sempre che i due contendenti non ritornino al confronto diretto ed asimmetrico che da gennaio ad aprile ha infiammato il Medio Oriente.

L’operazione militare israeliana in Cisgiordania ha distrutto le infrastrutture militari palestinesi ed eliminato (tramite uccisioni, arresti o fughe) numerosi capi di Hamas, Jihad, Tanzim, Martiri di Al Aqsa, FPLP e parecchie altre organizzazioni politiche, militari e religiose.
L’Autorità Nazionale Palestinese ne è uscita sull’orlo del collasso e solo da poco Arafat ha potuto lasciare il suo bunker di Ramallah; la Striscia di Gaza per ora non è stata attaccata, contando sull’effetto dissuasivo della sorte riservata alla Cisgiordania sui suoi militanti.

La relativa stasi di attentati e rappresaglie è un’occasione da non perdere per entrambi per tornare a trattare; inoltre per i palestinesi è l’opportunità di iniziare a ricostruire il loro proto-stato nella West Bank, mentre per gli israeliani di uscire dall’impasse diplomatica e dal relativo isolamento internazionale in cui l’offensiva militare li aveva piombati (Pur se si è dimostrato che non mancano nemmno i loro sostenitori).

Yasser Arafat ha promesso riforme e democratizzazione all’assemblea palestinese, ma incontra lo scetticismo dei suoi e l’opposizione degli estremisti; mentre Sharon è stretto tra i falchi dell’esercito e del suo stesso partito Likud (che su istigazione dell’ex-premier Nethanhyau ha votato contro la creazione di uno stato palestinese indipendente) ed una società unita, ma stanca della guerra che vorrebbe una speranza di pace che lui deve riuscire a formulare senza però sacrificare le esigenze di sicurezza del suo paese.

Per entrambi i leader, uomini di guerra più che di pace, è una sfida difficilissima e solo l’appoggio e le pressioni di Stati Uniti, soprattutto, Europa, Russia e paesi arabi moderati (Egitto, Giordania, Arabia Saudita, ma anche di Siria ed Iran che moderati non sono) posono aiutarli nel compiere il miracolo