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Elezioni macchiate di sangue in Olanda

L'assassinio del leader xenofobo e radicale olandese Fortuyn, è un segnale preoccupante di come la lotta politica nella civle Europa rischi di degenerare.

Pim Fortuyn, professore ed intellettuale di 53 anni, è stato ucciso a Hilversum, all’uscita dalla sede di una radio pubblica dove aveva appena rilasciato un’intervista sulla sua candidatura a primo ministro alle elezioni olandesi del 15 maggio in caso di vittoria del suo movimento di destra radicale.

La polizia ha arrestato una persona ed ha ritrovato indizi e materiale sospetto nella sua abitazione, oltre alle stesse munizioni usate per l’omicidio. Si tratterebbe di un giovane ambientalista olandese di 32 anni.

L’omicidio ha sconvolto un paese tollerante e tranquillo come l’Olanda e preoccupato tutta l’Europa, dopo l’emergenza Le Pen e quella contro Haider già si era paventato il rischio rappresentato dalla lista di Fortuyn, ma un tale esito della sua cariera politica e vita ha aperto gli occhi a molti.

Demonizzare avversari politici e paragonarli a feroci dittatori o razzisti del passato, oltre che storicamente infondato e propagandisticamente inutile, serve solo a coagulare contro questi leader l’avversione, che può trasformarsi in violenza, di estremisti e presunti paladini della società che si oppone “giustamente” a politici xenofobi o nazionalisti.

Anch’io vedo l’Europa del futuro come un continente aperto, tollerante e multietnico, ma non concordo con le accuse continue di fascismo e nazismo a chi non condivide questa visione e ne ha un’altra oppure segnala i problemi ed i rischi della mancata integrazione o dell’eccessivo numero di stranieri nei paesi dell’Unione.

Pim Fortuyn era uno dei secondi: gay dichiarato, nelle ultime elezioni di Rotterdam (dove 1/3 degli abitanti è di origine non europea) aveva conquistato il 34% dei voti con lo slogan “l’Olanda è piena“, e promettendo la fine dell’immigrazione musulmana.

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