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I paesi baltici dall'oppressione all'indipendenza

Estonia, Lettonia e Lituania sono le tre nazioni nate dalla dissoluzione dell'ex-Unione Sovietica che si sono più avvicinate all'Europa ed alla NATO. Quale è la storia di questi paesi? Quali i prossimi sviluppi internazionali e come reagirà la Russia?

Le tre repubbliche baltiche sono state contese nei secoli, dopo esser state colonizzate e cristianizzate nel Medio Evo dall’Ordine Teutonico, da Polonia, Svezia, Germania (Prussia) e Russia. Solo il crollo degli imperi zarista e germanico nel 1918 permisero ai tre popoli baltici di affrancarsi e di conquistare una prima, anche se instabile indipendenza nazionale.

Nel 1939 il patto Ribbentrop-Molotov segnò il destino dei tre piccoli paesi spartiti e contesi nei 6 anni successi dalla Germania nazista e dall’URSS.
Dopo il 1945 Estonia, Lettonia e Lituania, volenti o dolenti, divennero repubbliche sovietiche, la resistenza nazionale venne schiacchiata da Stalin ed i loro territori inondati da militari ed immigrati russi ed ucraini.

Nel 1991 le 3 nazioni baltiche furono le prime a lasciare l’Unione Sovietica in via di dissoluzione conquistando un’agognata indipendenza che fu completa dopo il ritiro nel 1994 delle ultime truppe di Mosca.
Dopo oltre 10 anni molte cose sono cambiate, grandi riforme politico-economiche sono state iniziate ed una buona democrazia dell’alternanza è stata stabilita.
Sono stati fatti anche passi in avanti verso l’entrata nell’Unione Europea e l’associazione alla NATO, mentre grande cura è stata data ai rapporti coi vicini scandinavi, con la Germania e la Polonia a sud e con Russia e la Bielorussia ad est, anche s econ quest’ultime i problemi permangono.

Tantissimi russi e russofoni vivono nelle tre repubbliche, ma sono stati danneggiati dall’imposizione delle lingue baltiche come unici idiomi nazionali (In quanto russi non le avevano mai apprese essendo loro al tempo dell’Urss la nazionalità dominante) e dalla mancata concessione della cittadinanza dei nuovi paesi, almeno all’inizio, oltre a discriminazioni in vari ambiti, ma soprattutto lavorativo ed istituzionale.

In realtà tale reazione anti-russa era comprensibile, ma in Estonia e Lettonia i russofoni ammontano ad 1/3 della popolazione, quindi non sono una minoranza trascurabile e Mosca fa molte pressioni per i loro diritti..