Ennesimo stallo in Medio Oriente?

Prima di un'altra esplosione di violenza o... di una nuova stagione di negoziati?

In Israele, in attesa del possibile attacco all’Iraq e del grande processo che si terrà a Tel Aviv a Marwan Barghouti, architetto della seconda Intifada, si discute su come uscire dall’impasse del relativo successo dell’operazione Scudo di Difesa.

Se non si ricrea una salda Autorità Palestinese aliena dal terrorismo e non si fanno importanti concessioni negoziali… il conflitto e gli attentati non tarderanno a ricominciare.

L’incertezza per il probabile attacco all’Iraq e la crisi economica israeliana, che diventa collasso socio-economico per i palestinesi, hanno rallentato violenze ed iniziative politiche, ma solo rinviato il momento di scelte forse dolorose, ma invitabili e di soluzioni auspicate da tutti ormai.

Inoltre la convinzione che il primo ministro Sharon sia efficace per garantire la sicurezza del paese, ma non a raggiungere una pace fa perdere consensi all’esecutivo e potrebbe spingere i laburisti di Peres e Ben Eliezer fuori dal governo di unità nazionale con il Likud.

Il governo Sharon riscuote però ancora un alto supporto per via dell’emergenza terroristica e l’attuale leadership laburista difficilmente vincerebbe le elezioni, soprattutto se fosse Netanhyau a guidare i conservatori.

A meno che la candidatura del sindaco di Haifa, Amram Mitzna, ex-eroe di guerra e gradito anche agli arabi-israeliani, non porti nuova linfa e leadership al partito che fu di Rabin ed apre una nuova stagione di speranze in
Medio Oriente.

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