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Megaprotesta contro Chavez

Una mia amica, Maria Teresa Lopez Bertani, ha scritto un lungo ed interessante articolo sulla situazione politica interna nel suo paese d'origine, il Venezuela, dove il governo populista del presidente Hugo Chavez si confronta con l'attiva opposizione di sindacati, industrali e Chiesa, contando sull'appoggio di buona parte dell'esercito e dei ceti popolari.

Contrariamente a quello che molti possono pensare, a protestare in Venezuela non solo sono i ricchi, ma anche la gente stanca della disoccupazione, della delinquenza e della continua riduzione del potere d’acquisto della moneta locale. In una dimostrazione senza precedenti nella storia di Venezuela, un milione di oppositori del presidente Hugo Chávez, hanno protestato nelle strade di Caracas lo scorso giovedì 10 ottobre, per chiedere le sue dimissioni oppure le elezioni generali immediate.

Più di un milione di persone secondo l’opposizione, e mezzo milione secondo gli indipendenti, hanno percorso nove chilometri delle principali strade della capitale.
La protesta è stata organizzata dalla Coordinadora Democratica, che riunisce i partiti ed i gruppi dell’opposizione.
Gli slogan dei manifestanti erano: “Neanche un passo indietro”, “Referendum Adesso”, “Chávez non abbiamo paura”, “Per il mio onore, per i miei figli, per la mia patria, Chávez non affiderai Venezuela al castro-comunismo. Libertà”.

Le Forze Armate hanno rinforzato la sicurezza nelle strade con truppe e carri armati nei luoghi strategici. Chávez ha accusato gli oppositori di collaborare, con questa manifestazione, ad un nuovo colpo di stato.
I giorni precedenti alla manifestazione la polizia politica (Disip) e la direzione d’intelligenza militare (DIM) hanno perquisito le case di presunti cospiratori militari e civili. Ma i vicini degli indagati, in diversi posti, sono usciti nelle strade e suonando delle pentole (usuale modo di protestare in Venezuela) hanno circondato i militari impedendo le detenzioni.

Mentre la manifestazione era in corso, il terzo uomo delle forze armate, il Capo di Stato Maggiore, Alvaro Matin Fossa, ha rinunciato al suo incarico ed ha denunciato irregolarità nell’inchiesta aperta sugli ufficiali per i fatti del 11 e 12 aprile scorso.
Nelle strade che conducono a Caracas si sono verificati diversi incidenti tra oppositori, che volevano raggiungere la manifestazione, e i chavisti, che bloccavano l’accesso alla capitale bruciando pneumatici. Due persone sono morte e nove sono rimaste ferite.

Mentre gli oppositori percorrevano le strade della capitale, i militanti chavisti dei Circoli Bolivariani si sono riuniti nell’area vicina al palazzo presidenziale, Miraflores.
Secondo un sondaggio realizzato nelle sette principali città del Venezuela la gente protesta: per la disoccupazione (63%), per la delinquenza (50%) e per la mancanza di denaro (25%).
Per il 21 di ottobre la centrale sindacale ha annunciato uno sciopero generale.

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