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In Venezuela falliti i tentativi di aiuto internazionale

Il raggiungimento d'un accordo è ogni giorno più lontano e per le strade di Caracas la situazione di anarchia fa pensare ad una splosione sociale come il famigerato Caracazo del 1989.

Diverse missioni di mediazione (l’ex-presidente americano e fresco premio Nobel Jimmy Carter; il segretario generale dell’Organizzazione di Stati Americani, Cesar Gaviria; ed una delegazione del Programma delle Nazione Unite per lo Sviluppo) hanno fracassato e non hanno lasciato segni di miglioramento.
L’opposizione, raggruppata nella debole Coordinadora Democratica, senza un leader visibile, esige l’anticipo delle elezioni, come requisito per qualsiasi negoziazione. Gruppo oppositore che il governo rifiuta.

L’insicurezza personale, la mancanza d’opportunità di lavoro e il deterioramento socioeconomico della nazione sono le cause che fanno che quattro d’ogni dieci venezuelani siano disposti a lasciare il paese. Il 61% della popolazione crede che l’economia venezuelana peggiorerà.
Il Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan, chiede ai venezuelani “moderazione e pazienza” e la difesa dei principi democratici.

L’organizzazione per i Diritti Umani, Human Rights Watch, ha espresso la sua preoccupazione per la stabilità politica, dato che “ci sono grandi probabilità di un’esplosione di violenza a grande scala”.
L’organizzazione spiega che la causa di questo sarebbe la continua ricerca dell’opposizione di farla finita col governo di Chávez, senza badare alla costituzionalità e alla legalità.
D’altra parte il Presidente impiega un forte linguaggio intimidatorio per attaccare l’opposizione ed i mass-medias e, data la polarizzazione, i suoi simpatizzanti lo possono interpretare come incitazione alla violenza.

Governo e opposizione dovranno mettersi d’accordo nei principi irrinunciabili della convivenza democratica: la restituzione del monopolio delle armi ai corpi di sicurezza legali dello Stato, il riscatto dell’indipendenza e credibilità dei poteri pubblici e la depoliticizzazione dei militari.
Obiettivi che sembrano molto lontani dato che la visita del segretario della OEA, programmata per il lunedì 14 ottobre è stata sospesa, data la negativa di Chávez a riceverlo e di firmare la Dichiarazione di Principi assieme alla Coordinadora.

Oltre a questo, molte migliaio di chavisti hanno manifestato, la domenica 13 ottobre, l’appoggio al presidente e hanno celebrato il controcolpo di stato che l’ha fatto ritornare al potere.
Chávez ha risposto al ultimatum della opposizione di convocare a sciopero generale: “nè rinuncio, nè anticipo l’elezione” e sfida l’opposizione che non riuscirà a fermare il paese.

Durante il pomeriggio e la sera di giovedì 17 ottobre persone con incapucciati hanno chiuso il traffico nel centro di Caracas, ed hanno avuto violenti scontri con la polizia metropolitana che cercava di sbloccare le strade.
Il Sindaco Maggiore di Caracas denuncia che questi gruppi che hanno cercato anche di incendiare la sua sede di lavoro, sono un’emenazione dei Circoli Bolivariani del governo.

Fedecamararas (il settore industriale) ha espresso che se il governo dichiara Stato d’emergenza loro chiameranno alla disobbedienza civile.