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Usa e Russia e la loro guerra al terrore

Mentre Israele lotta da sempre per la sopravvivenza, le due maggiori potenza del globo, dopo essersi combattute per decenni, sembrano aver trovato un nemico comune.

In America le elezioni di medio-termine hanno consegnato al trionfante presidente Bush un Congresso completamente repubblicano e la conferma che il paese sostiene la sua politica, anche se soprattutto per l’inconsistenza dell’alternativa democratica.

Gli USA continuano a tessere accordi con singoli paesi in vista di un approccio globale della lotta al terrorismo e colpiscono dove e quando possono, come nello Yemen recentemente, gli affiliati di Al-Qaeda.

Dal punto di vista diplomatico però non vi è una totale chiusura e la risoluzione comune con la Francia all’ONU sul problema iracheno lo dimostra.
Comunque gli USA andranno per la loro strada perseguendo i loro interessi e la conferma elettorale assicura a Bush le spalle coperte all’interno.

Tra i tanti scopi dell’attacco all’Iraq vi è anche quello di iniziare a ridisegnare un nuovo Medio Oriente nel quale sarà più facile, per i governi amici, eliminare i fondamentalisti e le ragioni dello scontento popolare che li alimenta.
Una volta occupato l’Iraq gli USA saranno in posizione di forza sia con l’Arabia Saudita (dalla quale potrebbero partire le contestate truppe americane nel paese dal 1990 in funzione anti-Saddam) che con l’Iran (che punta ad un riavvicinamento, ma non ad una resa nei confronti degli Stati Uniti) ed addirittura potrebbero forzare Israele ad un accordo coi palestinesi che ponga fine alla piaga aperta del Medio Oriente che alimenta l’odio arabo contro l’Occidente.

In Russia dopo la cruenta crisi degli ostaggi a Mosca, Putin ha rinnovato l’offensiva, militare e diplomatica, contro i ribelli ceceni, chiudendo ogni posibilità di negoziato.
Il pericolo corso e la spietatezza dimostrata nel combatterlo dimostrano anche la fragilità del paese e la necessità di una soluzione non solo militare, ma per un leader eletto in base alla fermezza anti-secessionista sembra un compito molto difficile.

L’alleanza con gli USA su questo fronte è necessaria, anche se Putin non svenderà mai gli interessi russi (vedi Iraq ed Asia centrale), solo che la superpotenza americana può agire quasi incontrastata nell’area visti i problemi di Mosca.
Per i prossimi mesi si prevede quindi ancora la linea dura in Israele, USA e Russia nei confronti del nemico che, per quanto islamico, non è assolutamente lo stesso, e non può esser sconfitto veramente con le sole armi.