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Israele, tra elezioni ed attentati

Il 28 gennaio gli israeliani voteranno per il rinnovo della Knesset e per il nuovo primo ministro. Destra o sinistra? Sharon o Mitzna? Likud o Laburisti? Nel frattempo continuano sanguinosi attentati terroristici...

Ieri gli elettori (oltre 300.000…) del Likud, il partito nazionalista fondato da Menachem Begin, hanno scelto il loro candidato per la conduzione del prossimo governo israeliano in caso di vittoria elettorale.
Come previsto l’attuale premier, il popolare ex-generale Ariel Sharon, ha superato con facilità il suo rivale, l’attuale ministro degli esteri ad interim Bibi Nethanyahu.

Sharon, dopo la caduta del governo di unità nazionale coi laburisti, si presenta da gran favorito nei confronti del nuovo leader della sinistra, l’ex-sindaco di Haifa Amram Mitzna.
In caso di vittoria potrebbe governare con l’appoggio dei partiti della destra laica e religiosa, anche loro in crescita ed appena unitisi in un forte cartello eletorale, oppure riproporre la grande coalizione coi laburisti e di partiti del centro.

Nel primo caso il governo attuerebbe una politica molto dura verso i Palestinesi, ma potenzialmente avrebbe più facilità nel prendere decisioni anche incisive nei confronti dei coloni ebrei in Cisgiordania e Gaza.
Sharon, però, sarebbe sottoposto al ricatto degli estremisti della sua coalizione, quindi è molto più probabile una riedizione dell’intesa col centro-sinistra che renderebbe il governo più accettabile a livello internazionale e non contrastato da una feroce opposizione all’interno.

Sharon, inoltre, ha dimostrato di saper gestire molto bene un governo coi laburisti, anche se il nuovo leader del Labour Party è molto meno in sintonia col premier di Ben Eliezer ed ha già annunciato che non parteciperà a nessun governo che non si ritiri subito dalla Striscia di Gaza e tratti subito con la leadership palestinese attuale.
Queste saranno le prime mosse di Mitzna nel caso di una, per ora improbabile vittoria laburista, e le uniche che sembrano poter spezzare lo stallo creato da terrorismo e repressione nei due anni del governo di Sharon.

Purtroppo i continui attentati anti-ebraici, tra cui quello doppio in Kenya ed i numerosi assalti contro civili in Israele e nei c.d. Territori Occupati favoriscono sicuramente i partiti della linea dura anti-palestinese, ma non sembra che il governo di Arafat a Ramallah possa impedirli, se anche volesse.
Nel frattempo continua l’occupazione dell’esercito israeliano nelle città palestinesi che rende la vita impossibile ai loro abitanti e potrebbe impedire lo svolgimento delle elezioni palestinesi previste per il 20 gennaio.

Comunque ci sono due mesi di campagna elettorale adesso e tutti sperano che terrorismo e la temuta guerra all’Iraq non influenzino l’elettorato ed un miglioramento della situazione sul terreno in attesa…. di una nuova speranza dalle urne.