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Sciopero generale o suicidio collettivo?

Continua instancabile ed accanito il braccio di ferro tra governo ed opposizione in Venezuela. Mentre il paese sudamericano va in rovina, nessuno die due contendenti sembra voler cedere durante lo scontro che decidera' il futuro di un'intera nazione. Ce ne parla l'inviata speciale della Guida: Maria Teresa Bertani Lopez.

In Venezuela lo sciopero generale che ha convocato il settore degli imprenditori (Fedecamaras), la centrale sindacale (CTV) e la direttiva della ditta petroliera (PDVSA) ha gia superato i 45 giorni, é secondo gli economisti nazionali e stranieri porterà alla distruzione economica della nazione.
L‘obiettivo di questo sciopero é chiedere la rinuncia del presidente Hugo Chávez o fare che questo faccia un referendum.

Ma Chávez non ha rinunciato e in diverse opportunità ha dichiarato che non realizzerà il referendum, neanche se il Tribunale Supremo lo ordinassi; ha gia espresso che non procurerà le risorse finanziarie e l’appoggio logistico dei militari, come normalmente si fa ogni volta che c’e una elezione.
Adesso governo e opposizione credono lo stesso: chi resiste vince e chi cede perde. Ma qualsiasi sia il vincitore, raccoglierà le rovine d’un paese.

Altri nazioni sono risorte da situazioni peggiori, ma questa presenta un altro ingrediente che trasforma lo sciopero in una tragedia nazionale: la frattura spirituale della società venezuelana.
Tutte e due le parti hanno ragione, ma con la premessa: ‘i fini giustificano i mezzi”, si comportano in modo contrario agli interessi generali e la pace.

L’opposizione ha ragione cuando argomenta che Chávez si è mostrato incapace per migliorare le cifre di disoccupazione, inflazione, insicurezza personale e il rispetto allo stato di diritto. Ha ragione quando dice che non ha trovato i colpevoli dei morti delle manifestazione nelle strade di Caracas l’11 aprile, 6 dicembre e il 3 gennaio 2003, che ha militarizzato e dopo disarmato la polizia di Caracas, solo perché é comandata da un sindaco dell’opposizione. Gli avversari di Chávez hanno ragione quando dicono che sono ingiuste gli attacchi verbali e fisici ai giornalisti e media, e che non è giusto creare gruppi armati civili per reprimere e minacciare manifestanti e reporters.

Ma, hanno ragione i chavisti che dicono che non é giusto il sabotaggio, per via del sequestro alle navi petroliere e la distruzione degli impianti per produrre petrolio, che la Costituzione prevede il referendum revocatorio solo dopo agosto. Hanno ragione i chavisti che dicono che i media trasmettono informazione di parte e mentono, incitando alla disubbidienza civile e tributaria e lo sciopero generale, perdendo di vista la funzione sociale e le sue responsabilità.

Questo piu che uno sciopero e l’anticipo di una guerra fratricida, già presente nelle strade di Caracas. Dichiararsi neutrale é sinonimo di inganno per tutte e due le parti.

Qualsiasi sia il risultato, il 2003 sarà il peggiore anno nella memoria di molti venezuelani. Dato il problema di liquidità monetaria, derivato dalla grande quantità di gente che ritira i soldi dai conti bancari (per paura a rimanere con i soldi bloccati, come in Argentina) il governo dovrà stampare piu banconote, e questo aumenterà l’inflazione.

Venezuela è un paese monoproduttore e quasi tutto dipende dai soldi che provengono dal petrolio, il suo principale acquirente sono gli Stati Uniti, paese che ha già avvertito che se non comincia a ricevere gli 1,5 milioni barili di greggio al giorno potrebbe cercare altri provveditore.
Inoltre, lo sciopero porterà molti negozi nel fallimento, portando il tasso di disoccupazione piu in la del 20% attuale.

Per l’opposizione il paese è ingovernabile in queste circostanze, ma evidentemente Chávez non la pensa uguale. Anche se Venezuela riesce a salvarsi di questa debacle economica, la conseguenza morale e sociale sarà troppo profonda: una guerra civile.
In Venezuela, ingiustamente, non c’e luogo per opinione da diplomatico svizzero o cittadino moderato, o sei chavista o sei dell’opposizione, altrimenti sei un traditore.