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Iran, la libertà bloccata.... fino a quando?

Il regime islamico di Teheran sta subendo la pressione della comunita' internazionale che indaga sul suo presunto arsenale nucleare oltre a doversi preoccupare dei suoi nuovi vicini "americani" in Iraq. Ma sono solo esterni i pericoli per l'oligarchia sciita al potere? A che punto e' la protesta studentesca dopo le manifestazioni della scorsa primavera?

Dopo alcuni cupi anni di quiete forzata e malcontento strisciante in Iran hanno avuto luogo 3 mesi fa grandi manifestazioni di protesta contro il regime islamico al potere per denunciare la mancanza di libertà, democrazia e vere riforme.
Numerosi cittadini, a Teheran ed in altre città, hanno appoggiato attivamente i giovani universitari che a migliaia sono scesi in piazza contro
l’opprimente immobilismo della leadership clericale che regge l’Ex-Persia dal 1979.

Purtroppo la repressione governativa, abile e massiccia, è intervenuta riempiendo le carceri di dissidenti e non accogliendo nessun’istanza dei manifestanti.
Lo stesso quarto anniversario dei gravi scontri del 9 luglio 1999 al campus dell’università di Teheran è passato senza eventi in una Teheran blindata.

E’ possibile, allora, una vera evoluzione democratica in Iran oppure il paese va incontro al
tragico binomio dittatura o rivoluzione?
Il riformista Khatami, un mancato Gorbaciov iraniano, non ha avuto finora la forza e la possibilità di rinnovare la teocrazia sciita dall’interno e dissidenti ed oppositori hanno ormai perso fiducia anche in lui.

La rapida e spettacolare caduta del regime di Saddam Hussein ha spaventato gli ayatollah al potere.
La massiccia presenza americana, diretta ed indiretta, su quasi tutti i confini della Repubblica Islamica (Iraq, Afghanistan, Caucaso, Stati del
Golfo Persico
…) ha messo sotto forte pressione Teheran che, temendo di essere il prossimo paese del famigerato Asse del Male bersaglio degli USA, ha intensificato i suoi programmi nucleari e missilistici pur evitando di contrastare direttamente la presenza statunitense ai suoi confini.

Entro il 31 ottobre l’Iran dovra’ rendere conto all’Agenzia ONU sull’energia atomica della destinazione del suo programma nucleare che USA ed Israele sospettano sia rivolto al possesso della bomba atomica.
Il rischio di un più acceso confronto
con l’America va di pari passo con la minaccia di una rivolta o di collasso interno: crisi economica, disoccupazione ed isolamento internazionale aumentano la frustrazione di milioni di giovani che non credono più al ruolo politico della
religione ed alle sue soffocanti limitazioni.

Il regime però è ancora forte e tutto concentrato sulla sua sopravvivvenza, la strada per la libertà in Iran sarà ancora lunga, a meno di improvvisi scossoni.