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Road map o Wall map?

Ormai l’Iraq ha sostituito Israele come punto caldo e focale del Medio Oriente, ma il conflitto tra israeliani e palestinesi continua, sempre duro e serrato, anche se nuovi eventi stanno cambiando pesantemente la situazione sul campo.

Il principale è sicuramente la costruzione del muro di sicurezza e difesa tra Israele e la Cisgiordania occupata che già separa anche fisicamente le province palestinesi di Jenin, Tulkarem e Qalqilia dalle vicine città israeliane ed entro un anno dividerà quest’ultime anche dalle zone di Ramallah, Betlemme ed Hebron.
Il muro, inoltre, recinterà completamente Gerusalemme, compresi i quartieri ebraici di Gerusalemme Est dividendo completamente la Città Santa dal resto della Cisgiordania.

Il muro è una gigantesca barriera fisica, praticamente insormontabile, che, oltre a bloccare terroristi e kamikaze, impedirà qualsiasi accesso irregolare di palestinesi in Israele e soprattutto nelle sue regioni arabe (dove negli anni ’90 se ne sono trasferiti decine di migliaia).

Il muro implica la separazione completa dei futuri stati indipendenti di Israele e Palestina e delle loro popolazioni, proprio il contrario degli anni ’90 quando i contatti erano numerosissimi.
Inoltre la barriera, dividendo Israele dalle zone palestinesi implica anche la prossima fine delle colonie ebraiche ed il rimpatrio dei loro abitanti, così come il trasferimento delle zone ad ovest del muro sotto sovranità israeliana, pur se teoricamente e giuridicamente sono parte della Cisgiordania.

Così lo vedono i palestinesi: una frontiera unilaterale e definitiva, per tenerli fuori da Israele e trattenere un po’ di loro terra in Israele.
Il governo di Tel Aviv ripete, invece, che è una misura provvisoria e difensiva, non un confine, ma essendo improbabile che la violenza termini presto il muro potrebbe inesorabilmente trasformarsi in una frontiera vera e propria.