Il primo ministro Ariel Sharon lo sa, così come lo sanno i coloni ebraici (che vorrebbero i loro insediamenti ad ovest del muro) ed i palestinesi che vedono ogni area al di là del muro come quasi perduta.
Il muro di difesa, reclamato da tutti tranne i sostenitori del Grande Israele, fu concepito quasi per disperazione dopo gli spaventosi attentati terroristici della primavera del 2002 e la successiva rioccupazione della Cisgiordania.
Era un modo per tenere i kamikaze lontani, ma subito divenne chiaro a tutti che era esso stesso un’arma soprattutto perché sigillava Israele impedendo materialmente qualsiasi ingresso palestinese.
Inoltre, con la scusa che era provvisorio e di difesa e non un confine stabile, non venne eretto sulla frontiera internazionalmente riconosciuta precedente al 1967, ma secondo esigenze di sicurezza militare alcuni kilometri all’interno della Cisgiordania occupata.
Le principali colonie a ridosso del confine vennero così inglobate dal muro così come molti villaggi palestinesi adiacenti; la città di Qalqilia venne stretta su tre lati; in certi tratti il muro penetrò nel territorio palestinese per recintare un insediamento, un’altura o una strada strategici.
Se il progetto attuale del muro sarà completato la Cisgiordania sarà spezzata in due e non è da escludere un secondo muro di difesa ad est che protegga la valle del fiume Giordano ed i numerosi insediamenti ebraici nella zona.
Queste prospettive hanno gelato i palestinesi i quali, in posizione di gran debolezza a causa di divisioni interne ed attacchi israeliani, sono tornati al tavolo delle trattative, anche se non direttamente col governo dell’inflessibile Sharon e non coi rappresentanti del nuovo governo di Abu Ala.
A Ginevra esponenti della sinistra israeliana e moderati palestinesi hanno raggiunto un accordo di pace di compromesso, subito rigettato per motivi diversi dal governo di Tel Aviv, da alcuni esponenti laburisti, dai terroristi di Hamas e Jihad islamica e da esponenti del partito di Arafat, anche se non dallo stesso Rais che, come al suo solito, appoggia e non appoggia ogni iniziativa per non rimanere tagliato fuori da nessuna.
Perché questo accordo non piace?

Maurizio Romani








