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Taiwan, il dilemma dell'indipendenza...

Recentemente ho visitato l'isola di Taiwan. Ho trascorso 20 giorni in un paese poco conosciuto ai turisti, ma ricco di bellezze paesaggistiche e culturali. Ma soprattutto la c.d. Republic of China è una vibrante democrazia alle prese con scelte difficili ed un vicino MOLTO ma molto ingombrante...

Taiwan è il nome dell’isola in cinese (Formosa in italiano), ma lo stato si autodefinisce Repubblica di Cina e sostiene ancora di essere il legittimo governante dell’intero territorio e del popolo cinese.
27 nazioni di secondaria importanza in Africa, Sudamerica e nel Pacifico riconoscono il governo di Taipei e quindi non hanno rapporti diplomatici con la Cina continentale.

I maggiori stati, invece, riconoscono il governo di Pechino e non hanno rapporti ufficiali con Taiwan, anche se i rapporti economici ed informali sono molto profondi ed in crescita.
Il governo di Taipei ha buoni relazioni con l’Europa occidentale, il sud-est asiatico, il Giappone e soprattutto con gli USA, che hanno finora tutelato l’autonomia dell’isola dalle pretese annessionistiche cinesi e che contribuirono alla nascita del governo di Taipei nel 1949.

In quell’anno i nazionalisti di Chang Kai-Shek, sconfitti dai comunisti di Mao Tse-Tung, si rifugiarono a Taiwan con l’aiuto della flotta statunitense, schiacciarono una rivolta popolare autoctona ed imposero un governo dittatoriale.
La Cina ha sempre rivendicato Taiwan che, giuridicamente, fa ancora parte del suo territorio e finora il governo di Taipei non ha mai negato di esser parte della Cina, pur sostenendo di essere il legittimo governo cinese.

Con la fine della Guerra Fredda la situazione è mutata: Taiwan è divenuta una democrazia, un paese prospero e non più militarizzato, gli autoctoni taiwanesi hanno adesso più voce in capitolo ed il loro partito, Partito Democratico Progressista, è riuscito a togliere il potere al Kuomintang, erede dei nazionalisti al potere dal 1949.
Pur essendo etnicamente e culturalmente cinesi i taiwanesi, soprattutto i più giovani, si sentono diversi dai cinesi ed, affezionati a libertà e benessere, vorrebbero l’indipendenza dell’isola dalla madrepatria, ammaestrati anche dalle vicende travagliate di Hong Kong dopo il ritorno alla Cina nel 1997.

Il partito Kuomintang, forte soprattutto nel nord dell’isola e nella capitale Taipei, si oppone all’indipendenza, mentre il movimento del coraggioso presidente Chen Shui-Bien, forte soprattutto al sud e tra i giovani, propone un cammino prudente ma deciso verso la piena separazione tra Cina e Taiwan come due stati sovrani distinti.
Per rinforzare il suo progetto il presidente ha promosso due referendum popolari in concomitanza con le elezioni presidenziali del 20 marzo.

Mentre la Cina vigila minacciosa e la campagna elettorale infuria, sicuramente questo voto sarà decisivo per il futuro di Taiwan e di tutta l’Asia orientale…