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Il governo agli iracheni? Anche il potere?

Il 30 giugno e' la scadenza fissata per il passaggio di consegna dell'autorita' in Iraq dalla Coalizione ad un esecutivo di soli iracheni. Funzionera' questo tentativo? Chi lo contrasta? Il peggio e' passato in Iraq o deve ancora arrivare?

Dopo faticose e complesse trattative l’Iraq ha un nuovo primo ministro che, secondo i piani della coalizione a guida americana, dovra’ guidare il paese nei prossimi mesi e ricevere gradualmente i poteri ora esercititati da Paul Bremer.

Iyad Allawi ha un compito ingrato e sa di essere il bersaglio numero uno di ribelli e terroristi che insanguinano il paese mediorientale. Altri politici iracheni hanno rifiutato l’incarico, ma la necessita’ di rispettare il limite del 30 giugno per il passaggio (almeno formale) dei potere agli iracheni sta per essere rispettata.

Il passaggio effettivo dell’autorita’ dovra’ pero’ attendere molti mesi, quasi sicuramente fino alla stabilizzazione del paese ed alla partenza delle truppe straniere.
L’ultima risoluzione che l’ONU sta per votare al riguardo stabilira’ la fine del 2005 come data ultima del ritiro dei contingenti della coalizione ed in un anno e mezzo si cerchera’ di fermare la violenza, bloccare rivoltosi e terroristi, mettere d’accordo le varie comunita’ irachene su un futuro comune del paese.

Non sara’ facile…
l’occupazione americana non e’ stata tenera con gli iracheni e lo scandalo degli abusi in carcere ha ulteriormente screditato gli Usa/
La necessita’ di un ritiro dall’Iraq e’ avvertita da molti, anche se non e’ considerata possibile attualmente, visto il rischio di una guerra civile tra sciiti, del separatismo curdo, ma soprattutto del definitivo stabilirsi di Al-Qaeda e di altre forze anti-occidentali in un paese nel quale la sicurezza e la legge sono sulla carta (non dovunque, comunque, soprattutto nelle grandi citta’).

L’instabilita’ in Iraq non conviene ai paesi mussulmani vicini (nessuno un Iraq fondamentalista oppure una prolungata presenza Usa per controllarlo), inoltre rende piu’ difficile mantenere politiche filoccidentali di fronte ad un’opinione pubblica che quotidianamente, oltre alle solite immagini dolenti sui Palestinesi, riceve anche quelle di combattimenti e violenze in Iraq.

Invece un Iraq non pacificato e’ utile ai piani di chi vuole cambiare lo status quo in Medio Oriente: tutti i gruppi terroristici o separasti impegnati nella lotta anti-occidentale, antisraeliana, ma soprattutto contro i governi degli stati arabi (per primo quello dell’Arabia Saudita.

Riuscira’ il nuovo governo a traghettare l’Iraq verso una nuova indipendenza?
Sara’ molto difficile, il terrorismo continuera’, cosi’ come riprenderanno, non si sa se nelle zone sunnite o sciite, la rivolta contro gli Usa… in ogni caso la nuova risoluzione Onu da’ speranza di un impegno congiunto della comunita’ internazionale.
Tutto cio’ aspettando le elezioni di novembre quando il neo-eletto (o rieletto) presidente Usa avra’ quattro anni per sciogleire la matassa mediorientale…