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Taiwan e Cina: l'unica riunficazione possibile..

Dal sito Equilibri.Net un mio articolo sulle ultime elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale di Taiwan.

Le consultazioni di metà maggio per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale hanno ottenuto una minore affluenza rispetto alle ultime presidenziali e legislative, meno di un terzo nei confronti dello stesso tipo di votazioni tenutesi nel 1996 (23,35% contro il 76,21% del 1996). In ogni caso il voto non può considerarsi un referendum sulla politica autonomista del presidente Chen Shui-Bian o sulle recenti aperture al governo di Pechino da parte dei partiti dell’opposizione.

L’esito delle urne è stato favorevole al Democratic Progressive Party (DPP) al governo, che ha raccolto il 42.52% dei consensi (127 seggi su 300), mentre ha parzialmente ridimensionato il nazionalista Kuomintang (KMT) all’opposizione, che ha ottenuto il 38.92% (117 seggi).
Sorprendenti sono stati, inoltre, i risultati positivi di uno di due partiti minori (in una realtà finora caratterizzata da un bipolarismo marcato coi due principali partiti che raccolgono oltre l’80% dei consensi): l’indipendentista Taiwan Solidarity Union (TSU), che ha ottenuto il 7,05% (21 seggi). Non ancora in ripresa il pro-unificazione People First Party (PFP) che ha raccolto il 6,11% (18 seggi). In ogni caso queste formazioni tornano ad essere rilevanti nei calcoli politici, pur se le loro nette posizioni impediscono alternative politiche all’alleanza forzata col partito più vicino come idee. (Il TSU con l’indipendentista DPP ed il PFP col Kuomintang).

Ci si chiede quanta influenza sull’esito elettorale e la deludente affluenza al voto possono aver avuto le clamorose visite in Cina dei due maggiori leader dell’opposizione: il presidente del KMT, Lien Chan, ed il leader del PFP James Soong (ex-membro del KMT ed in passato segretario del figlio di Chiang Kai-Shek), entrambi ricevuti dal segretario del Partito Comunista Cinese Hu Jintao dopo un pubblicizzato e significativo giro di incontri sul continente.
In realtà l’influenza sembra essere stata ridotta, visto che il rinnovo dell’Assemblea Nazionale (un corpo legislativo che si occupa solo di riforme costituzionali) non ha attratto l’interesse dell’elettorato taiwanese per via del tecnicismo delle riforme proposte. Inoltre le conseguenze delle storiche visite in Cina dei due politici dell’opposizione non avrebbero avuto effetti tali da modificare l’atteggiamento dei votanti (anche se, stando agli ultimi sondaggi, la metà dei cittadini le ha giudicate positivamente, pur se ancora 1/3 le ritiene cosmetiche ed inutili).

Le riforme preparate e già approvate dal Parlamento (Yuan) di Taipei prevedono un dimezzamento del numero di deputati, da 225 a 113 a partire dalle elezioni del 2007, la semplificazione del meccanismo elettorale ed il passaggio delle competenze sulle riforme costituzionali dall’Assemblea Nazionale (che sarebbe abolita) a referendum popolari.
I due maggiori partiti appoggiano queste riforme che dovrebbero aumentare l’efficienza e la competenza dei legislatori, mentre le formazioni politiche minori le avversano, principalmente perché la loro influenza diminuirebbe visto il minor numero di deputati che riuscirebbero a far eleggere.

L’Assemblea Nazionale (quindi forse l’ultima del suo genere) dovrà anche decidere il quorum necessario al Parlamento per le decisioni di maggiore rilevanza, come cambiamenti territoriali, la questione dell’indipendenza e l’eventuale impeachment del presidente. In ogni caso i partiti non sembrano aver saputo trasmettere ai cittadini l’importanza di tali consultazioni, visto che il tema che sicuramente appassiona e divide maggiormente i taiwanesi è soprattutto quello delle relazioni con la madrepatria.