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Cina ed USA: il caso Unocal

Dal sito Equilibri.Net un mio articolo sulla nuova (?) rivalità commerciale tra Stati Uniti e Cina e sull'emblematico caso Unocal.

Lo scorso 23 giugno la China National Offshore Oil Corporation Limited (CNOOC Ltd.), fondata ad Hong Kong nel 1999 ed attualmente il maggiore produttore cinese di gas naturale e petrolio estratto da piattaforme marine, aveva annunciato la sua proposta di fusione con la multinazionale americana degli idrocarburi UNOCAL, la nona per dimensioni in America con sede ad El Segundo nella California meridionale. La CNOOC Ltd. offriva 67 dollari per l’acquisizione di ogni azione della Unocal per un totale di 18,5 miliardi di dollari, tutti in contanti, superando di 1,9 miliardi complessivi (e due dollari ad azione) l’offerta iniziale d’acquisto, in parte anche in azioni, della Chevron.
Sicuramente l’entità della proposta cinese ha contributo alla decisione, rivelatasi finora vincente, della compagnia americana di ritoccare al rialzo la propria offerta. Questa mossa ha portato il comitato direttivo della Unocal ad accettare la proposta della Chevron dopo aver definito “troppo rischiosa” l’offerta cinese. Tutto ciò nonostante la proposta della CNOOC Ltd, anche se non sollecitata, fosse sicuramente consistente e “friendly” come l’aveva definita il presidente ed amministratore delegato della CNOOC Ltd., Fu Chengyu.

Già il 7 giugno la CNOOC Ltd. aveva dichiarato di star valutando se presentare un’offerta per l’Unocal i cui massimi dirigenti, pur accettando di discutere l’offerta cinese alla fine di giugno, avevano dichiarato subito e ripetuto più volte, l’ultima il 17 luglio, di non essere interessati alla proposta della CNOOC Ltd. e sentirsi ancora vincolati all’accordo di acquisto stipulato il 4 aprile scorso con la Chevron, una delle celebri Sette Sorelle del petrolio, prima della conferma in seguito alla seconda offerta (40% contanti, il resto in azioni) della Chevron.
La CNOOC Ltd. aveva dettagliato la sua offerta presentando un articolato piano di finanziamento dell’acquisto supportato dalle lettere d’impegno d’importanti istituzioni finanziarie cinesi ed internazionali, oltre che della sua casa madre, la China National Offshore Oil Corporation, il terzo produttore complessivo di petrolio e metano in Cina. La CNOOC Ltd. contava d’investire di suo tre miliardi di dollari e di prenderne in prestito altri sedici: tre dalle banche Goldman Sachs e JP Morgan, sei dalla Industrial and Commercial Bank of China e sette dal suo azionista di maggioranza, la CNOOC. Oltre alle spese di acquisizione, la compagnia cinese si sarebbe accollata il debito netto della Unocal ed una penale di 500 milioni di dollari alla Chevron per risarcirla della rottura dell’accordo di acquisizione concluso il 4 aprile con l’Unocal.

Inoltre la CNOOC Ltd. aveva addirittura affermato non solo di voler mantenere l’intera forza lavoro della compagnia californiana (a differenza della Chevron che ha già annunciato riduzioni di personale), ma anche di voler integrare il management ed i lavoratori della Unocal nel colosso petrolifero che sarebbe nato dalla fusione. Il 1 luglio aveva anche fatto espressa richiesta che la propria offerta, se fosse stata vittoriosa, venisse valutata al più presto dal CFIUS (Committee on Foreign Investments in the United States) mostrandosi così fiduciosa sull’estraneità del proprio operato per i fondamentali interessi strategici e di sicurezza americani. Ma perché la CNOOC Ltd. voleva acquistare l’Unocal? Sicuramente perché le due compagnie unite avrebbero una posizione preminente nel tumultuoso mercato asiatico degli idrocarburi, raddoppiando l’attuale produzione della CNOOC Ltd., aumentando dell’80% le sue riserve grazie a quelle ingentissime, sia in Asia che in America, della compagnia californiana.

Inoltre il 70% delle attività estrattive della Unocal (protagonista negli anni ’90 di un audace progetto, poi abortito, per la costruzione di un oleodotto dall’Asia Centrale all’Oceano Indiano passando attraverso l’Afghanistan dei Talebani) è localizzato nel continente asiatico (soprattutto coi giacimenti strategici in Indonesia, Thailandia, Vietnam e Myanmar), quindi nel territorio di elezione dell’espansione della CNOOC Ltd.
Infine la fusione avrebbe permesso a quest’ultima di riequilibrare le proprie riserve di gas naturale al livello di quelle di petrolio, grazie alla dote delle consistenti quote di metano della Unocal.

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