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Finta calma a Gerusalemme

No di Netanyahu agli USA

La tensione tra USA ed Israele continua a rimanere molto alta, nonostante Hillary Clinton, segretario di stato statunitense, e Benyamin Netanyahu, premier israeliano, abbiano reso dichiarazioni pubbliche concilianti. La stato israeliano non ha, infatti, accettato le condizioni americane, poste dal presidente Barak Obama, riguardo alla rinuncia a costruire nuove abitazioni a Gerusalemme Est. Tutto ciò è stato reso pubblico poco dopo l’annuncio della rinuncia di George Mitchell, rappresentante in Medio Oriente del presidente usa, a recarsi in Israele, non essendo presenti più le condizioni necessarie per l’avvio dei negoziati tra israeliani e palestinesi. Ora tutto è riposto nelle conclusioni che si avranno a seguito di una riunione che si terrà a Mosca il 19 marzo, del quartetto sul Medio Oriente (USA, Russia, UE ed ONU), anche se ci si aspettano tempi più lunghi.

Israele, inoltre, ha respinto le richieste statunitensi, presentate in tre punti chiave: rinuncia a nuove costruzioni a Gerusalemme Est; un’apertura più completa e fattiva nei confronti dei palestinesi e un’accettazione pubblica sui negoziati riguardanti tutte le questioni principali tra cui lo statuto di Gerusalemme. tutto ciò ha portato ad un pubblico biasimo da parte del governo usa nei riguardi della politica israeliana. E non contento, Netanyahu ha fatto pubblicare un annuncio per la presentazione di nuovi 309 progetti per la realizzazione di costruzioni nel quartiere nord-est di Gerusalemme.

Inoltre Netanyahu ed Hillary Clinton, a seguito di una telefonata, piuttosto concitata, di quasi un’ora, intercorsa tra i due, dovrebbero incontrarsi la prossima settimana a Washington, in occasione del congresso annuale dell’Aipac, l’associazione ebraica più importante degli Stati Uniti. Nonostante tutto, ha ribadito la Clinton, gli USA continuano ad appoggiare completamente lo stato israeliano ed adoperarsi in toto per la sua sicurezza, ricevendo pubblici ringraziamenti da parte di Netanyahu per il rinnovato appoggio al suo paese. Ha continuato Gibbs, portavoce della casa bianca, tra paesi emancipati ed amici ci possono essere anche disaccordi ma questo non mette in discussione i solidi legami che si hanno con Israele.

Forze di sicurezza israelianeLo stesso Ban Ki-Moon, segretario generale dell’ONU, ha chiesto a Gerusalemme di mantenere la calma e la moderazione, dopo gli scontri avvenuti tra palestinesi ed israeliani, a Gerusalemme, soprattutto nella famosa Spianata delle Moschee, dove le forze di sicurezza mantengono alto il livello di guardia, garantendo l’accesso e la sicurezza sia ad israeliani che a palestinesi e riaprendo inoltre, i valichi di frontiera tra Israele e la Cisgiordania, chiusi ormai da più di una settimana. Il movimento islamico arabo, infatti, aveva proclamato, la “giornata della collera” contro l’espansione di Gerusalemme nella parte orientale, araba, della città santa e dopo l’inaugurazione di una grande sinagoga appena ristrutturata.

In particolare, scontri di una certa intensità si sono avuti alla periferia di Gerusalemme Est e nei rioni di Ras El-Amud, di Wadi Joz e di Isawya, nei quali le forze di sicurezza israeliane hanno risposto con lancio di lacrimogeni alla fitta sassaiola palestinese ed ai copertoni incendiati. Gli scontri hanno causato una cinquantina di feriti e contusi fra i quali tre agenti colpiti dalla sassaiola.

C’è da rimarcare che la tensione rimane alta, soprattutto a causa di incidenti verificatesi nel campo profughi di Kalandya, nei pressi di Ramallah, ed in altre località della Cisgiordania. La stessa Hamas, che detiene il potere nella Striscia di Gaza, ha aderito alla protesta, portando per le strade migliaia di manifestanti ed annunciando una nuova ripresa dell’intifada, a seguito appunto della crisi dei negoziati israelo-palesinesi mediati dagli USA, con il già citato rinvio della visita nella regione del mediatore statunitense George Mitchell, a causa appunto della volontà israeliana di creare nuovi alloggi a Gerusalemme Est. Annuncio che ha portato, appunto, alla crisi con gli USA e che ha seguito altri importanti e non meno pericolosi annunci, quale l’annessione al patrimonio israeliano della Tomba dei Patriarchi e della Tomba di Rachele, entrambe nel territorio palestinese e la ricostruzione della grande sinagoga Hurvà, nella zona ebraica della Città Vecchia di Gerusalemme e che secondo antiche leggende islamiche, porterebbe alla ricostruzione di un antico tempio israelita addirittura al posto della moschea Al Aqsa, nella Spianata delle Moschee.