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Emergency: avanti tutta

Marco Gratti, Matteo dell'Aria e Matteo Pagani presto a casa.

Al giorno d’oggi, nonostante si sia ampiamente nel terzo millennio, in tutto il mondo, ci sono zone sottosviluppate, con un reddito al di sotto della soglia minima di sostentamento. In queste regioni, dove, sovente, ci sono catastrofi naturali o create dall’uomo, quali guerre o regimi totalitari, operano organizzazioni internazionali, non allineate e non riconducibili ad alcun governo od ufficialmente costituite da organismi internazionali.

Queste sono le tanto famose O.N.G. (Organizzazioni Non Governative), che operano in condizioni molto disagiate e di pericolo, in zone, appunto, fuori mano, mal collegate, in situazioni di degrado estremo, con popolazioni spesso ignoranti (secondo il concetto occidentale), senza lavoro e che vivono solo di quello che la natura offre loro spontaneamente. In questo contesto, si colloca l’associazione Emergency, che, negli ultimi giorni, ha dovuto subire un vero affronto, sia per quello che la stessa si propone di fare, per il suo operato, egregiamente, svolto e per i volontari che, a rischio della propria vita, portano sollievo a popolazioni, dimenticate anche dai loro governi, impegnati, a parte lo scarso P.I.L. interno, ad acquistare armi per appoggiare la propria politica ed ad arricchire i conti bancari della casta politica locale.

Emergency, nata nel 1994, in Italia e nei paesi afflitti dalla guerra e dalla povertà, grazie all’opera prestata dai suoi volontari ed alle donazioni dei suoi sostenitori, ha portato a termine numerosi progetti, con un’attività che è progressivamente aumentata negli anni. Come recita la O.N.G. nel suo sito. “Nei conflitti contemporanei il 90% delle vittime sono civili. Ogni anno la guerra distrugge la vita di milioni di persone nel mondo. Emergency è un’associazione italiana indipendente e neutrale, nata per offrire assistenza medico-chirurgica gratuita e di elevata qualità alle vittime civili delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Emergency promuove una cultura di solidarietà, di pace e di rispetto dei diritti umani. L’impegno umanitario di Emergency è possibile grazie al contribuito di migliaia di volontari e di sostenitori.”

Ora, gli interventi di questa onlus sono mirati. Vengono decisi basandosi su due criteri: il bisogno effettivo di interventi di assistenza medico-chirurgica specializzata e la scarsità o mancanza di altri interventi umanitari nel paese. Emergency costruisce e gestice:
- ospedali dedicati alle vittime di guerra, alle emergenze chirurgiche, a terapie specialistiche in aree che ne sono prive;
- centri per la riabilitazione fisica e sociale delle vittime delle mine antiuomo e di altri traumi di guerra;
- posti di primo soccorso (FAP, First Aid Post) per il trattamento immediato dei feriti;
- centri sanitari per l’assistenza medica di base;
- centri pediatrici.
Inoltre, implementa l’organico dei suoi volontari, tramite la formazione di personale locale, secondo standard e criteri molto elevati, sviluppa interventi a favore di prigionieri in situazioni di conflitto e, in ultimo, realizza progetti di sviluppo nelle regioni in cui si trova ad operare.

A fronte di quanto sinora esposto, appare difficile, infatti non ha trovato conferma, avvalorare il reato per il quale, la settimana scorsa, 10 aprile c.a., forze di polizia e dei servizi segreti afghani (Nsd), supportati dal esercito inglese, di stanza nella città, hanno fatto irruzione nel ospedale di Lashkar-gah, nella provincia di Helmand, gestito dalla O.N.G. , ed, a seguito di perquisizione, hanno ritrovato armi, munizioni, giubbotti esplosivi e bombe e tratto in arresto 3 volontari italiani, Marco Gratti, Matteo dell’Aria e Matteo Pagani, insieme a 6 collaboratori locali, accusati di voler compiere un attentato ai danni del governatore locale, Gulab Manga.

Subito Gino Strada, fondatore, ha definito assurde e ridicole le accuse, chiedendo all’ambasciatore italiano di intervenire in difesa dei connazionali, ingiustamente, arrestati. Al tempo stesso, la Farnesina, nostro ministero degli Esteri, affermava la dura linea del nostro Governo contro qualsiasi sostegno od azione di terrorismo ma sostenendo, a spada tratta, l’impegno del personale civile e militare impegnato in Afghanistan in attività di pace.

I fatti, poi, si sono svolti in questo modo:

L’11 aprile, il nostro ambasciatore a Kabul, Claudio Glaentzer, incontra i 3 volontari in una caserma dei servizi di sicurezza afghani. Il giorno stesso si scatena una ridda di voci, secondo cui, per il Times britannico, i 3 hanno confessato la propria colpevolezza nell’organizzazione di un attentato contro Gulab Manga, citando il suo portavoce, Daoud Ahmadi e, per la Cnn, sarebbero accusati anche dell’uccisione dell’interprete del inviato di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, sequestrato nel 2007. Mentre Strada, a gran voce, urla contro il presidente Karzai di voler eliminare ogni testimone scomodo prima di lanciare una grande offensiva militare nella regione di Helmand.

Il 12 aprile, Franco Frattini, ministro degli Esteri, invita a smorzare gli accesi toni della vicenda perché parlare di sequestro non aiuta a risolvere la situazione ed assicura che i nostri connazionali non sono stati abbandonati dal nostro esecutivo. Aggiunge anche che, inizialmente, altri 5 volontari, di cui quattro italiane, sono state arrestate, mentre non si sa nulla dei 5 cooperanti locali. Strada ribatte che “Quel governo e’ difeso dalla coalizione internazionale della quale fa parte anche l’Italia. Si tratta di un’aggressione grottesca e ingiustificata che non trova una spiegazione. Le accuse mosse al nostro personale - ha aggiunto - sono approssimative e grottesche”. Gino Strada ha quindi raccontato che, in Afghanistan, sono state eseguite in questi anni 60 mila visite ambulatoriali e ci sono stati 10 mila ricoveri. Nella stessa giornata, lo stesso portavoce del governatore, Daoud Ahmadi, smentisce di aver mai parlato di una confessione dei tre e di loro legami con Al-Qaeda.

Il 13 aprile, il ministro Frattini invia una lettera a Karzai in cui chiede di accelerare le indagini, mentre la Procura di Roma apre un’inchiesta senza ipotesi di reato ne indagati.

Il 14 aprile, durante un’audizione in Parlamento, Frattini si dichiara insoddisfatto delle risposte avute dalle autorità afghane ed afferma che in una nuova lettera inviata al presidente Karzai, il nostro premier, Silvio Berlusconi, chiederà nuove fattive e concrete risposte. Frattini, aggiunge, durante l’audizione, che, forse, uno dei tre volontari potrà essere liberato a giorni.

Il 15 Aprile, i 3 italiani, Dell’Aira, Garatti e Pagani, vengono trasferiti a Kabul. Continua il botta e risposta tra Emergency ed il nostro ministero degli Esteri. Intanto i vertici di Emergency scelgono l’avvocato Afzal Nooristani come difensore, che non ottiene dalle autorità locali di visitare i suoi assistiti.

Il 16 aprile, l’ambasciatore italiano a Kabul, Glaentzer, insieme a Massimo Iannucci, inviato personale di Frattini in Afghanistan, ottiene l’autorizzazione a visitare, uno alla volta, il personale di Emergency, detenuto presso una struttura, nella capitale, dei servizi di sicurezza agfhani (Nsd), trovandoli in buono stato di salute. Gino Strada, intanto, paventa un ruolo dell’esercito inglese nel arresto dei suoi collaboratori. Ruolo subito smentito dal Foreign Office, il ministero degli Esteri britannico, che afferma che i militari inglesi sono stati chiamati solo in un secondo momento dalla polizia afghana per mettere in sicurezza l’ospedale. Intanto il presidio sanitario viene chiuso ed i casi più gravi, ivi ricoverati, vengono trasferiti nell’ospedale governativo di Bost.

Il 17 aprile, si svolge a Roma, in P.za San Giovanni, una manifestazione di sostegno ai 3 italiani detenuti in Afghanistan che conterà 50mila partecipanti. Intanto Iannucci, l’inviato di Frattini, consegna a Karzai una richiesta ufficiale per una soluzione rapida dell’inchiesta, mentre Karzai assicura indagini chiare e trasparenti.

Il 18 aprile, si diffondono insistenti voci di un imminente rilascio dei nostri connazionali. Verso le 16.00, Frattini, dalla Farnesina, anticipando le autorità afghane, annuncia il rilascio dei 3 italiani di Emergency. Il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con soddisfazione, dichiara che il rilascio di Marco Gratti, Matteo Dell’Aria e Matteo Pagani è motivo di felicità per tutti e soprattutto per le loro famiglie. L’accordo raggiunto dai due governi garantisce i diritti umani delle persone tratte in arresto con accuse pesanti, senza capi di imputazione motivati e provati.

Per salvare la faccia, come sempre in queste situazioni, nonostante i servizi segreti afghani (Nsd) non abbiano trovato riscontri alle accuse formulate e non ci sia alcun tipo di prova, il presidente Karzai, sembra, abbia imposto il rientro dei 3 volontari e forse l’impegno da parte del nostro Governo nel riconsiderare la loro posizione in Italia. Come a dire che nessuno si assume mai le proprie colpe, quando si sbaglia ed a nessun livello. Certo che, il ritrovamento delle armi nel magazzino del ospedale, come documentato da riprese televisive e mostrate in tutto il mondo, lascia qualche dubbio, anche se voci, sempre provenienti dal Nsd, lasciano intendere che il responsabile sia uno dei 5 cooperanti afghani, ancora trattenuto, come anche le accuse mosse senza uno straccio di prova. Che il fondatore di Emergency e la sua presidente, Cecilia Strada, abbiano forse ragione?

Comunque, alla fine, i nostri ragazzi rientreranno in Italia, con un volo di linea, nella serata di domani, 21 aprile 2010. Si sono imbarcati su un volo della Safi afghana, poco dopo le 8.00 locali (5.30 italiane). “Siamo contenti di partire. Ci rivediamo in Afghanistan“, ha detto Garatti mentre si avviava verso la porta di imbarco del volo. Saltata l’ipotesi di un rientro su un volo di stato, dato che il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, era già partito alla volta dell’Italia, senza contare che a causa della nube di cenere islandese, il volo è stato dirottato ad Herat e non a Kabul, come avrebbe dovuto essere, e che quindi un volo civile era il modo più veloce per far rientrare i ragazzi. Accompagnano i volontari, oltre ad almeno due infermiere di Emergency, che operavano sempre presso l’ospedale di Lashkar-gah, l’inviato per l’Afghanistan del ministro Frattini, Massimo Iannucci e dal consigliere giuridico Rosario Aitala.