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I pirati del XXI secolo

Angeli? No, Balordi

Notizia dell’agenzia giornalistica Ansa, del 02 aprile 2010, 14:42:
Nave italiana attaccata con mitra e bazooka
A circa 300 miglia dalle coste, nessun ferito

Questo è il titolo del ultimo attacco di pirati che c’è stato nel Golfo di Aden e nel Corno d’Africa, dove una portacontainer, la Ital Garland, da 46.000 tonnellate e lunga 270 mt., con a bordo 22 persone di cui 9 italiane, della società di navigazioni Italia Marittima, di Trieste, è stata attaccata, a ca 300 miglia dalle coste dell’Oman, da due piccole imbarcazioni (di ca 10 mt l’una) con a bordo pirati che hanno sparato all’indirizzo della nave ed erano armati di mitra e lanciarazzi RPG. I colpi esplosi, fortunatamente, non hanno ferito nessuno, danneggiando una fiancata e distruggendo alcune apparecchiature di bordo. La nave, salpata dal porto malese di Danjung, era diretta verso Aden. La portacontainer è riuscita a sventare l’attacco mettendo in atto manovre evasive ed aumentando la velocità ed era assistita via radio dalla Guardia Costiera. Inoltre, anche nave Etna, della nostra Marina Militare, che si trovava a ca 300 miglia di distanza, alla notizia dell’attacco, ha fatto rotta verso il mercantile.

Purtroppo, questo è solo l’ultimo evento della lunga serie di attacchi compiuti ai danni di navi mercantili, portacontainer e petroliere.

Ma quali le motivazioni???
Forse il nome pirati o corsari fa fantasticare la mente! Ci riporta ad un’epopea di balordi (i primi) e di gentiluomini (i secondi), date le peculiarità che li caratterizzavano, che dalla seconda metà del 1500 quasi alla fine dell’800, solcavano i mari a bordo di veloci golette. Ma la storia oggi è un’altra.

Nel solo 2008, si sono registrati 293 attacchi contro navi della marina mercantile, di cui la quasi totalità nel Golfo di Aden. La pirateria, in queste acque ha avuto inizio nel 1992, dopo che il governo somalo crollò, lasciando il paese in un mare di disordini, senza più alcuna autorità e nella crisi più nera.

I pirati, sono visti dalle popolazioni locali e da una certa parte della politica mondiale, come delle vere e proprie sentinelle ambientali oltre ad avere un ruolo di controllo e di contrasto alla pesca illegale, dato che le autorità non avevano, fino a quel momento, svolto nessuna azione in tal senso. La pesca illegale, in Somalia, vale ca 90 milioni di dollari l’anno e si stima che le acque del paese possano produrre dalle 300 alle 500mila tonnellate di pesce annuo. Le imbarcazioni attive in zona, appartenenti ai nativi, sono ca un migliaio che puntano a gamberetti, aragoste ed altro pesce pregiato che viene venduto nel resto del mondo a prezzi molto elevati. Infatti, molti attacchi hanno riguardato proprio pescherecci appartenenti a paesi stranieri. Inoltre, nel 2004, in occasione dello tsunami, sulle coste del paese furono ritrovati fusti che avrebbero contenuto: uranio, piombo, cadmio, mercurio, rifiuti chimici ed altri elementi radioattivi. Quando esisteva ancora il governo centrale, corrotto oltre misura, questi fusti venivano fatti sparire nell’entroterra, desertico e quasi privo di popolazione. Con la sua caduta, diventando oltremodo pericoloso addentrarsi nell’entroterra per seppellirli, si è presentata una nuova soluzione, tragica ma quanto mai redditizia. Smaltire i rifiuti da portacontainer al largo delle coste somale, ad un costo stimato di 8 dollari alla tonnellata mentre in Europa lo smaltimento costa sui 1.000 dollari a tonnellata e la pratica continua ancora oggi. Per questo, secondo i popoli della zona, i pescatori si coalizzarono con i predoni di terra e si organizzarono per combattere questo traffico illecito, causa della nascita di bimbi malformati e di centinaia di morti a causa del cancro, e per proteggere il mare, unica fonte di sostentamento.

Opinioni, queste, a mio modesto parere, assurde e non sostenibili. I pirati non salgono a bordo delle loro prede e ne confiscano i carichi illegali od il pesce pescato nelle loro acque e poi se ne vanno. Non assaltano solo pescherecci o portacontainer ma anche yacht di lusso, barche a vela (con donne e bambini a bordo) e petroliere. Per combattere la pesca illegale e lo smaltimento illegale dei rifiuti, non si attaccano tutti i vascelli che transitano nella zona e li si rilascia solo dopo aver ricevuto il riscatto in danaro. Inoltre, si chiederebbero accordi internazionali per preservare il loro mare e non ingenti somme di danaro per acquistare armi e tecnologia per le loro imbarcazioni, per attaccare ed uccidere uomini, inermi, che lavorano a bordo di navi che navigano in mare per gran parte dell’anno e che portano i loro equipaggi lontano da casa e dalle loro famiglie per lungo tempo. Inoltre questi “paladini della giustizia” si arricchiscono ai danni di poveri lupi di mare che guadagnano poche migliaia di euro all’anno, rischiando la propria vita più del dovuto, oltre che alla furia del mare in tempesta.
Ogni anno più di 33 mila cargo circolano attraverso il Golfo di Aden e la minaccia dei pirati ha provocato un aumento sostanziale dei costi di spedizione e dei premi assicurativi con un impatto considerevole sulle attività del settore a livello mondiale.

Per riuscire a risolvere questo grave problema, si sono attivate più strutture. La NATO con l’Operazione Ocean Shield, iniziata il 17 agosto 2009, subentrando alla Allied Protector che aveva avuto inizio a primavera del anno precedente, e che opera sul campo con il Gruppo Navale Permanente numero 2 ( Standing NATO Maritime Group 2) che schiera attualmente un gruppo composto da 6 unità, tra cui la fregata italiana Scirocco, classe Maestrale, che il 18 marzo, entrata in servizio in zona da appena 10 giorni, ha liberato, in Oceano Indiano, un motopeschereccio iraniano, il Saad 1, inseguendolo per 3 giorni dopo che era stato catturato dai pirati per usarlo come nave madre, per avvicinarsi alle eventuali prede, per poi lanciare i barchini all’attacco. Altri paesi aderenti alla NATO, stanno però pensando di partecipare all’operazione navale per il contrasto anti pirateria, al largo della Somalia, Etiopia e del Golfo di Aden, e sull’assistenza alle autorità regionali affinché incrementino le loro capacità di lotta alla pirateria.

L’Unione Europea, ha invece attivato l’Operazione Atalanta, sin dal 2005, che ora schiera nave Etna, rifornitore di squadra, della nostra marina, con a bordo l’ammiraglio Gumiero, che ha assunto il comando della forza, dal 13 dicembre 2008. Compongono la squadra navale altre 4 fregate, appartenenti a diverse nazioni europee. Esse hanno il compito di prevenire e contrastare la pirateria e garantire la sicurezza delle rotte commerciali del Oceano Indiano fino alle Seychelles, del Corno d’Africa e del Golfo di Aden.

Infine, la missione Combined Task Force 151 (CTF-151), nell’ambito della Combined Maritime Force (costituita agli esordi dell’operazione ”Enduring Freedom”), allo scopo di focalizzarsi sulla lotta alla pirateria e composta da assetti navali di altre nazioni alleate.

In zona abbiamo, quindi, ca 27 navi di 16 marine militari alleate, a cui vanno aggiunte quelle di India, Arabia Saudita , Giappone, Cina, Russia, Pakistan, Malaysia e della Lega Araba, il tutto per arrivare ad un totale di 50 vascelli militari.

Il tratto di mare da pattugliare è ampio più di un milione di kmq e, dati alla mano, non basterebbero 300 unità militari per consentire la libera navigazione ed un pattugliamento capillare, considerando anche i velivoli ad ala rotante imbarcati.

É stato creato anche un sito, ovviamente protetto, altrimenti anche i pirati potrebbero accedervi, dove le navi che devono percorrere la zona, possono iscriversi ed inserire le date di partenza e di arrivo e la rotta di percorrenza, in modo tale da poter ricevere una pronta assistenza da parte delle marine che incrociano in zona. Inoltre esistono navi più vulnerabili rispetto alle altre, quali ad esempio i portacontainer per le loro fiancate basse od i rimorchiatori perché lentissimi.

Il tutto, purtroppo, nonostante gli sforzi profusi, non sta portando a grossi risultati.
1) Mancano regole di ingaggio decise. Nessun comandante occidentale si assumerebbe il fardello di aprire il fuoco, senza ordine dagli alti comandi, sapendo anche che, come minimo, incorrerebbe in un processo penale e getterebbe via la propria carriera, contro i barchini causando vite umane se pur di pirati, pronti a loro volta a farne, senza problemi.
2) Le navi sequestrate sono tutte davanti a pochi porti ma non vengono attaccate per paura di uccidere componenti degli equipaggi delle stesse e si ricorre quindi ad estenuanti trattative se non addirittura, alla fine, al pagamento di riscatti.
3) Una volta arrestati i pirati, non c’è nessun governo nella zona che si assume l’onere di indire un processo ai loro danni ed in tempi brevi, prima che riparta la nave sequestrata con il proprio equipaggio. Così, la maggior parte delle volte, anche se tratti in arresto, i pirati vengono rifocillati, rilasciati e riforniti di carburante per raggiungere la costa. E questo nel caso che ci sia una nave da guerra nelle vicinanze di un attacco e che riesca ad intervenire.

Ora, conti alla mano, mantenere in navigazione una fregata costa dai 50 agli 80mila euro al giorno. Date le ristrettezze economiche dei budget della difesa di tutte le nazioni, sapete cosa vuol dire questo? Che si sottraggono fondi importanti per altri programmi. Che non si possono mantenere gli standard qualitativi e quantitavi dei reparti. Che sono soldi che paga il contribuente e che vengono spesi male. Non si potrà mai essere presenti ovunque, in quel milione di kmq di mare, così come non si potrà mai portare ausilio ed in modo tempestivo ad ogni nave mercantile in pericolo. Perché, allora, da profano, investire, e non spendere inutilmente, il danaro che serve per mantenere tutte le squadre impegnate in questo teatro, per creare una valida Guardia Costiera con una vera flotta di motovedette e pattugliatori, in ogni paese costiero della zona. E perché non imbarcare una piccola aliquota di forze speciali su ogni naviglio mercantile che debba solcare quei mari? Credete che una squadra di professionisti, altamente addestrata, non possa tener testa e respingere una banda di predoni male armata e disorganizzata?
Oltre al fatto che per riuscire a non estirpare la pirateria dal Corno d’Africa, dovremmo mantenere all’infinito assetti navali a che pro?
Aiutatemi a capirlo.