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Il nuovo Kirghizistan

Nuova svolta liberale o solo un cambio di facciata?

Il Kirghizistan, una repubblica, centroasiatica, nata dallo smembramento dell’ex Unione Sovietica, è in piena rivolta. Gli scontri, che hanno portato alla fuga del presidente, Kurmanbek Bakiev, al potere dal marzo 2005, dopo un’altra rivoluzione sanguinosa, hanno causato, ad ora, 75 morti ed almeno 1000 feriti. Bakiev, all’epoca della sua elezione, garantì l’estirpazione della crescente corruzione, un paese più liberale ed un’economia più florida, portando invece un’autorità quasi assoluta, il paese sull’orlo della crisi economica, nonostante discrete risorse di oro, carbone e petrolio ed importanti impianti idroelettrici, ed una corruzione senza precedenti. Inoltre mise suo figlio, Maksim Bakieyev, a capo della politica economica del paese, riuscendo ad avere dagli Stati Uniti un guadagno netto, personale, di 80 milioni di dollari l’anno per la fornitura di carburante alla base militare U.S.A. di Manas. Oltre a tutto questo, si aggiunga che, il 23 luglio 2009, al atto della sua rielezione, sono stati denunciati casi di abuso di potere e brogli elettorali, con le urne elettorali già piene prima dell’inizio delle operazioni di voto.

Le manifestazioni dell’opposizione, nate il 6 aprile, per chiedere le dimissioni del presidente, a causa della sua corruzione, del aumento spropositato del costo della vita, della crescente disoccupazione e dei suoi manifesti atteggiamenti antiliberali verso i media, si sono trasformate in violenti scontri dopo che, nella capitale, Bishkek, la Polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti, che erano radunati davanti il palazzo della presidenza. A seguito di tali iniziali scontri, Daniyar Ussenov, premier del Kirghizistan, ha proclamato lo stato d’emergenza e dichiarato il coprifuoco. In contemporanea, anche a Talas, scoppiavano disordini e saccheggi, che hanno portato alla presa in ostaggio del ministro degli Interni, Moldomoussa Kongantiev, che sembra sia stato ucciso, massacrato di botte dai rivoltosi.

Mentre erano in atto i primi scontri, voci provenienti dalla Procura, davano notizia dell’arresto di 3 capi dell’opposizione, fra cui, Omuerbak Tekebayev, promotore della rivolta e lasciando così il movimento senza una vera guida. Mentre, a seguito di direttive governative, internet è stato oscurato, la televisione ha smesso di trasmettere e le comunicazioni telefoniche sono difficili. Intanto la Russia, tramite il viceministro degli Esteri, Karasin, lanciava un appello al governo kirghizo affinché non ricorresse alla forza per placare le manifestazioni. Completava la dichiarazione Putin, affermando che la Russia è completamente estranea agli avvenimenti di queste ore. Però, sembra, che la nuova premier, la Otunbayeva, circa un mese fa si sia recata a Mosca per incontrare gli esponenti del governo russo. Medvedev, il presidente russo, aggiungeva che “è un problema interno alla repubblica. Il Kirghizistan era e resta un partner strategico della Russia. Per questa ragione, seguiremo con attenzione particolare tutti i successivi sviluppi.

Scontri, saccheggi ed incendi, sono proseguiti il secondo giorno a Bishkek, la capitale, che hanno portato alla fuga di Bakiev, sembra a Jalalabad, capoluogo della sua regione natale, nel sud dello stato, per cercare di riorganizzare le forze a lui fedeli, ed alla presa del potere da parte dell’opposizione, con Roza Otunbayeva, che ha assunto, ad interim, il governo, dichiarando sciolto il Parlamento. I rivoltosi controllano ora 4 regioni su 7, come ha dichiarato la stessa Otunbayeva. Ha subito ribadito Ismail Isakov, nuovo ministro della Difesa, che: “L’esercito e le guardie di frontiera sono sotto il più completo controllo nel nuovo governo. Le forze armate non verranno usate per sedare gli scontri.” Anche il ministro degli Interni ad interim, Bolot Sherniasov, ha affermato che anche le forze di polizia sono schierate con i rivoltosi e che la situazione è sotto controllo. A smentire le parole, sono i fatti. I piani sesto e settimo del palazzo presidenziale continuano a bruciare. La popolazione porta fuori mobilio e tappeti dallo stesso palazzo. Saccheggi e incendi si sviluppano presso centri commerciali e negozi.

Il nuovo capo del governo, Roza Otumbayeva, ha sempre combattuto per il bene del paese. Ha 59 anni, nata il 23 agosto 1950 ad Osh, ed è sempre stata una donna volitiva. E’ stata ministro degli Esteri e l’attore principale della rivoluzione dei tulipani del marzo 2005. E’ sposata con due figli, laureata in filosofia all’Università di Mosca, ed è stata docente per molti anni. Nel 1981, iscrivendosi al Partito Comunista, ha iniziato ad interessarsi della cosa pubblica. Nel 1992, Askar Akayev, il nuovo presidente della nuova repubblica del Kirghizistan, divenuta indipendente, la nomina ministro degli Esteri. Carica che lascerà per diventare ambasciatrice in U.S.A. e Gran Bretagna. Una volta rientrata in patria, nel 2004, fonda il partito filo-occidentale Ata-Zhurt, con il quale chiede più democratizzazione ed una svolta decisa verso gli stati occidentali. Successivamente, a solo un anno di distanza, nel 2005, diventa il capo della rivoluzione dei tulipani che rovescerà il governo di Akayev. Al suo posto, sarà eletto Bakiev, fuggito proprio poche ore fa.

Proprio con lui, la Otumbayeva ottenne la nomina a ministro degli Esteri che non fu confermata dal governo. Dalla fine del 2007, ha guidato, all’opposizione, il Partito Socialdemocratico, dato che l’allora nuovo presidente, nonostante la rivoluzione, nata proprio per rovesciare un governo filo-russo, ha mantenuto il paese nella sfera d’influenza comunista. E’ rimasto membro della CSTO, l’alleanza militare a guida russa, anti occidentale, e del Patto di Shanghai (SCO) a leadership sinorussa ed ha continuato a mantenere attiva una base militare russa, nelle vicinanze di Kant, a due passi dalla capitale, ed autorizzando l’apertura di una seconda presso Osh (vicino la valle strategica di Fergana), mentre ha più volte minacciato la chiusura della base militare U.S.A. di Manas, aperta a fine 2001, principale nodo di passaggio delle forze statunitensi per le operazioni in Afghanistan, che vede il passaggio nella stessa base di almeno 35.000 G.I.Joe’s in entrata od uscita dal teatro afghano. Minacce che la nuova leader si è subito affrettata a smentire, a poche ore dal suo insediamento pro tempore. Quindi, risulta ben chiaro che, la sommossa popolare sia stata attentamente preparata, dalla Roza Atumbayeva, che ha assunto il comando del paese, e da Omurbek Tekebayev, che ha guidato quella attuale. Infatti Tekebayev, da anni in stretti rapporti con il Dipartimento di Stato U.S.A. e con la Fondazione Soros, è stato negli anni scorsi più volte a Washington per incontrare numerosi esponenti del governo statunitense, per parlare con loro della possibilità di rovesciare il governo filorusso anche con una sommossa popolare.

Al momento in cui viene pubblicato il pezzo, la situazione è ancora confusa. L’opposizione ora al potere, dichiara di avere in mano la situazione ma il presidente Bakiev, dalla sua roccaforte di Osh, continua a proclamarsi presidente della repubblica e rifiuta di cedere il potere ad un governo non democraticamente eletto, anche se dichiara di non avere mezzi per opporvisi. Aggiunge, inoltre, che l’opposizione dovrà rispondere alla legge per i crimini commessi. E che dietro di loro, ci sono forze che vogliono destabilizzare il paese, con chiara allusione alla Russia. Intanto, come sempre in questi casi, la soluzione della situazione instauratasi, sembra nella mani di potenze come gli Stati Uniti e la Russia. Il nuovo direttivo ha dichiarato che, in circa 6 mesi, verrà redatta una nuova costituzione, liberale rispetto a quella autoritaria promulgata dal presidente fuggiasco, che verranno ridimensionate le bollette elettriche, verranno riviste tutte le privatizzazioni poco chiare e nuove elezioni presidenziali. In attesa di novità a livello istituzionale, la Polizia ha ricevuto l’ordine di sparare sugli sciacalli che imperversano nel paese, razziando ogni cosa nei negozi e nelle abitazioni.

Nel pomeriggio del 8 aprile, la Otunbayeva, dopo aver ricevuto da Putin, l’assicurazione sull’invio di aiuti umanitari, ha incontrato il portavoce del Dipartimento di Stato U.S.A.,, Philip Crowley, il quale ha dichiarato che è volontà degli Stati Uniti che la situazione ritorni alla normalità quanto prima, con il rispetto della legge e del ordine. Nel frattempo, però, a Washington, il Segretario di Stato aggiunto per l’Asia centrale e l’Asia del Sud, Robert Blake, era a colloquio con il ministro degli esteri del governo esautorato, mentre, a Mosca, il vice premier ad interim, Alamzbek Atambaiev, incontrava una delegazione del governo russo, per chiedere aiuti economici.

A questo punto, sembra sempre più insistente la voce che, a causare la caduta di Kurmanbek Bakiev, sia stata la mancata chiusura della base statunitense di Manas. Il nuovo direttivo kirghizo, attualmente, sembra sempre convinto nel mantenere gli accordi con gli U.S.A. relativi all’apertura della suddetta base, anche se, forse, sembra che verranno rivisti gli accordi relativi alla durata.

Intanto, oggi, 9 aprile, è il giorno del lutto. In tutto il paese si svolgeranno le esequie delle vittime degli scontri.