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La crisi greca 1/2

Unione Economica Monetaria: esiste davvero?

Ciò che stiamo vivendo in questo periodo, ha avuto origine nei primi mesi del 2008, negli Stati Uniti, propagandosi, poi, come di consueto, nel resto del mondo. I principali fattori, sarebbe sbagliato sottovalutare anche tutti gli altri, che hanno influito sulla condotta dell’economia mondiale sono: gli elevati prezzi delle materie prime, l’inflazione ovunque presente, una crisi alimentare generalizzata, la minaccia di recessione economica ovunque paventata che ha conseguentemente innescato una vera crisi creditizia ed una sfiducia verso i mercati borsistici. Molti analisti giudicano l’attuale periodo come un semplice processo di arretramento economico, ossia una riduzione del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo). Crisi, invece, benché non esiste una chiara denotazione della parola, indica una ben precisa recessione, con accadimenti molto gravi e di portata mondiale. Sempre secondo i più, questo avvenimento dovrebbe terminare con la fine del 2010 o sopravvivere di poco ad esso.

Ritornando alle cause, le materie prime, dopo un ventennio di continuo ribasso, hanno, nel 2000, ripreso la loro ascesa verso l’alto. In maniera particolare, l’incremento del prezzo del petrolio e di alcuni cereali ha causato veri problemi economici, aumentando, oltre alla fame nel mondo, anche il pericolo di stagflazione (situazione di ristagno dell’attività produttiva che si accompagna ad una contemporanea crescita del tasso d’inflazione e dei prezzi ed ad una elevata disoccupazione) ed un’ondata di ribassi sulle borse mondiali. L’aumento del petrolio, a partire dai primi mesi del 2008, sino a superare, per la prima volta nella storia, il prezzo dei 100 dollari a barile, ed attestarsi sui 147 dollari, per poi ridiscendere a settembre dello stesso anno. Anche altre materie prime, importanti nelle lavorazioni industriali, come ad esempio la soda caustica e l’acido solforico, hanno visto aumentare il loro prezzo anche del 60%.

Come accennato prima, l’attuale periodo grigio per l’economia mondiale, ha avuto origine negli Stati Uniti, quando la Federal Reserve, la Banca Centrale degli Stati Uniti d’America o FED, intervenne per nazionalizzare l’A.I.G.. Fu una mossa senza precedenti, nel settembre del 2008, quando fu concesso un prestito di 85 milioni di dollari al colosso assicurativo e con l’acquisizione del 79,9% del gruppo per altri 60 milioni di dollari. Questo per scongiurare un’altra debacle alla Lehman Brothers. Infatti, l’economia USA, in questo periodo entra in crisi a causa della bolla speculativa immobiliare nel settore creditizio ed ipotecario, portando il valore del dollaro ad una condizione di estrema debolezza nei confronti non solo del Euro ma anche delle altre divise. Dopo diversi mesi di aumento della disoccupazione e di debolezza economica, la situazione è peggiorata portando anche al fallimento di società come la Fannie Mae e la Freddie Mac, colonne nell’erogazione dei mutui. Come per l’A.I.G., il governo statunitense è intervenuto immettendo sul mercato miliardi di dollari, per tentare di salvarle. Intanto, gli indici borsistici statunitensi, andavano giù, arrivando a perdere anche il 40% dall’inizio del anno. Proprio a causa della debolezza del sistema bancario, i problemi sono giunti anche in Europa, colpendo, di conseguenza, anche le nostre borse, causando ingenti perdite. La Danimarca, nel 2008, ha accusato 6 mesi continui di crescita economica negativa, l’economia europea ha perso l’0.2%, l’Islanda ha subito una grossa svalutazione della sua moneta, la corona islandese, causato, anche, dal fallimento quasi contemporaneo delle sue maggiori tre banche. Le banche e le società finanziarie che avevano investito sui mutui subprime (mutui concessi a clienti non pienamente solvibili od affidabili che contraggono mutui a tassi molto elevati e per questo redditizi per le banche). Le banche, per trovare il danaro per erogare il mutuo, mettono sul mercato internazionale prodotti finanziari simili alle obbligazioni. Naturale che se i clienti sottoscrittori dei muti subprime pagano tassi più elevati, anche i detentori delle obbligazioni hanno cedole molto interessanti. A garanzia della cedola sono, però, proprio i sottoscrittori dei mutui, attraverso il pagamento delle rate. Il punto debole del discorso finanziario è stato che una gran parte ha smesso di pagare le rate dei mutui, provocando la crisi del sistema. I primi ad essere colpiti, sono state, proprio, le società eroganti e poi, successivamente, le banche d’affari statunitensi che si occupavano di confezionare su misura (cartolarizzare) le obbligazioni. In Gran Bretagna, per cercare di arginare il problema ed evitare il tracollo, molte banche, in crisi, sono state parzialmente nazionalizzazione, la stessa Fortis, banca franco - belga, a rischio fallimento, è stata salvata grazie al consistente apporto di capitale francese, belga e lussemburghese. I governi europei, inoltre, hanno deciso, a fine 2008, una salvaguardia garantita, per i conti correnti bancari, per un periodo iniziale di un anno, di almeno 50mila Euro, elevata a 140mila in Italia, evitando, così, la sfiducia tra i risparmiatori.
Nello stesso periodo, la Grecia è la penultima tra le nazioni europee per Indice di Libertà Economica, peggio di lei solo la Polonia, ed è 81^ in classifica mondiale. La Grecia, alla pari con gli altri paesi della comunità, prevede, nel 2009, un incremento dei fallimenti aziendali del 15%. Grazie alla sua fragilità economica ed alla corruzione dilagante, nel 2008 e 2009, la crisi si abbatte pesantemente sul paese. Per la prima volta, dal 1993, la Grecia registra un grave caso di recessione economica. Le stime sul deficit del 2009 danno un rate sul P.I.L. del 12,5%. A fine 2009, la disoccupazione è del 9.6% ed il debito pubblico al 113,4% ma con stime per l’anno in corso del 120,8%, che la porterebbe a superare l’Italia ed ad essere la prima in assoluto, in senso negativo. Il primo ministro, George Papandreu, a fine 2009, dichiara il rischio di bancarotta e, nei primi giorni del marzo di questo anno, vara una serie di misure per sanare i conti pubblici, quali il blocco dei salari pubblici ed una riforma del sistema pensionistico, per 4,8miliardi di euro. A fine marzo, il premier greco, mostra ottimismo circa la ripresa.

Facciamo però un passo indietro. Vero è, che nei 53 anni di vita della Comunità Europea, è la prima volta che si manifesta un caso così eclatante, intrigato e difficile. La situazione greca è debole, da un certo punto di vista, perché, nel 2010/2012 dovrà portare il suo deficit dal 10,8% al 2,8% e sia perché a febbraio del corrente anno ha dovuto chiarire all’EU i falsi bilanci a cui si sono affidati per entrare nel esclusivo club dell’Euro ma, da un altro punto, molto forte perché un eventuale suo collasso porterebbe una duplice conseguenza:

1) il suo crac porterebbe al collasso, anche, delle economie dei paesi più deboli dell’Europa: Irlanda, Italia, Spagna e Portogallo;

2) un ulteriore indebolimento dell’Euro con rischio del suo crollo.

Per questo motivo, l’aiuto che viene dato alla Grecia, nonostante le sue gravi colpe, è molto forte, in quanto il suo abbandono, comporterebbe la fine del sogno che ha portato alla costituzione della UE.
La Grecia, una volta raggiunta la democrazia, ha avviato una programmazione di sviluppo economico molto spinta, con ingenti sostegni comunitari, pari al 2% annuo del P.I.L. interno per un totale di 37,4 milioni di euro. I suoi problemi però non derivano tutti da un’economia ancora debole ma anche e, forse, soprattutto, da una classe politica improntata al clientelismo, di cui, negli anni 80, il creatore del Pasok, il partito socialista, Andreas Papandreu, padre dell’attuale primo ministro, per mantenere il suo partito a dimensioni popolari, si fece promotore, elargendo, in maniera smodata, posti pubblici ed appalti, causando un forte squilibrio nei conti dell’amministrazione pubblica. Vero è che la colpa dei bilanci “taroccati”, presentati all’EU, sono colpa dell’amministrazione di destra, che volle bruciare i tempi e con la politica di sviluppo economico e con la richiesta di ammissione alla zona Euro e non del governo dell’attuale premier, in carica da poco tempo. Vero anche che, se il governo di destra non fosse ricorso alle macchinazioni delle banche statunitensi Jp Morgan e Goldman & Sachs, ben difficilmente sarebbe entrato nel Euroclub.
É infatti venuta alla luce, secondo rivelazioni del New York Times, che in Grecia, nei primi mesi del 2001, sarebbero state concluse due operazioni miliardarie, dalle quali, il governo, ha ricavato un enorme gettito di liquido, concedendo, con la prima operazione, i diritti futuri degli atterraggi delle compagnie aeree agli aeroporti nazionali e, con la seconda, il ricavato delle lotterie nazionali. In tutti e due i casi, le operazioni sono state identificate come vendite che, hanno ridotto l’indebitamento ed il deficit ma hanno garantito alle due banche statunitense, menzionate sopra, il versamento di danaro fino, sembra, al 2019. Sembra che altre operazioni siano state concluse nel 2005 con la Goldman & Sachs e nel 2008 con la Titlos. Operazioni che hanno consentito di ridurre il deficit e di continuare a nascondere i debiti contratti ma che continueranno a gravare, come, in realtà sono, operazioni in perdita.

Possibile che, all’epoca dell’ingresso della Grecia nella ZonaEuro, nessuno abbia controllato, veramente, se la documentazione del paese candidato rientrasse nei parametri?

Eppure, non dobbiamo dimenticarci che, i tedeschi, per la candidatura dell’Italia, escogitarono tutti i possibili controlli per contrastarci. Comunque sia, anche una volta nel club dell’Euro, la Grecia ha dovuto continuare con queste operazioni fittizie per ridurre il deficit e nascondere la montagna di nuovi debiti che andava contraendo.