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La crisi greca 2/2

Unione Economica Monetaria: esiste davvero?

I problemi della Grecia hanno evidenziato, se ancora non fosse stato chiaro, che esistono due Europe. Quella formata dalle nazioni come Spagna, Grecia e Portogallo, a guida socialista, con l’aggiunta di Irlanda ed Italia. E quella composta da potenze europee centrosettentrionali, guidate da Francia e Germania. Tutto questo dimostra che una vera coesione economica, che dovrebbe essere la forza della comunità, non esiste. Ora, la crisi ellenica ha acuito questa divisione. Infatti nessuna delle nazioni del secondo blocco vuole impegnarsi per tirare fuori la Grecia dalla crisi che ormai l’ha portata nel baratro e che anzi dovrebbe fare tutto dal sola per risollevarsi. Come già detto, il paese nel triennio 2010 2012, dovrebbe ripianare il debito dal 10,8% al 2,8%, stabilito dal Trattato di Mastricht, cosa che con le attuali condizioni economiche sembra quanto mai difficile.

Tutti i paesi membri dell’EuroZona devono rispondere, anche, al Trattato di Lisbona, da ognuno sottoscritto. Ora, questo ultimo, nel capitolo “Politica Economica e Monetaria”, sancisce che la Comunità Europea non è responsabile della politica economica sbagliata dei singoli stati e di ogni loro amministrazione, anche periferica. Pertanto, il divieto di intervenire è imperativo e non ci sono modi per poterlo aggirare. Allora, come salvare la Grecia?

1)L’art. 122 del Trattato di Lisbona recita che il Consiglio europeo, su proposta della Commissione, in caso di grave bisogno di uno stato membro a causa di circostanze eccezionali, può concedere l’assistenza economica a determinate condizioni.

Ma la Commissione è rimasta ingessata , di fronte al diniego fermo di un partner molto pesante quale la Germania.

L’F.M.I. (Fondo Monetario Internazionale) con il suo intervento, avendo le conoscenze tecniche e la disponibilità economica, e che con le sue procedure può prendere decisioni in tempi molto brevi, non è stato interessato per puro orgoglio. E la cosa è naturale perché la crisi che attanaglia la Grecia non è stata solo colpa della non politica della destra che l’ha governata ma anche delle amministrazioni comunitarie, incapaci di gestire adeguatamente la guida ed il controllo di ogni singolo membro, anche attraverso il Patto di Stabilità e Crescita. A seguito di quanto esposto, interessare l’F.M.I. avrebbe voluto dire ammettere che le autorità di controllo e gestione comunitarie non sono in grado di guidare la politica economica europea ed anche la rinuncia a trovare un rimedio ai problemi di progettazione delle stesse oltre che a consentire ad un organismo esterno di guidare la politica economica. Per questo motivo l’EcoFin, il consiglio dei ministri delle finanze, aveva deciso di far rientrare, entro il 2010, il deficit greco al 4%, fissando anche delle regole ben precise per ottenere questo risultato.

L’intervento dei singoli stati europei per salvare un partner sul orlo del baratro deve essere autonomo, in quanto, come accennato, il Trattato di Lisbona non consente l’intervento unitario. Questa ipotesi, sembra l’unica, al momento, che si possa concretizzare, sempre che la rabbia tedesca, per il raggiro perpetrato dalla Grecia ai danni comunitari, riesca a passare in fretta ed anche perché, è bene ricordarlo, le banche tedesche sono impegnate con ben 522,4 milioni di euro con titoli di 9 paesi mediterranei, per cui se non aiutano la Grecia, ed al momento sono i più ostili a farlo, il collasso greco potrebbe portare ad una serie di reazioni a catena che potrebbe, verosimilmente, somigliare al collasso argentino di qualche anno fa. Quindi gli stati membri dell’Unione Europea, dovrebbero autotassarsi, in base alla loro quota di adesione alla B.C.E. (Banca Centrale Europea), per raccogliere i circa 25 miliardi di euro, parte in contanti e parte sotto forma di garanzia per i crediti privati. All’interno del EuroGruppo son tutti concordi, ora, che si deve creare un organismo simile al Fondo Monetario Internazionale.

C’è chi vorrebbe un’uscita della Grecia dal Euro ed un ritorno, svalutandola, alla sua vecchia divisa nazionale, la dracma. Questa ipotesi è,però, giuridicamente impossibile in base ai trattati firmati, a meno che la Grecia non rinunci autonomamente e definitivamente alla sua appartenenza all’Unione Europea.

Sono in tanti a pensare che la crisi della Grecia possa fermare la ripresa economica dell’Europa, grazie al panico che ingenererebbe tra i suoi cittadini e la ripresa del dollaro. Cosa quanto mai falsa perché se è vero che per colmare il buco occorrono circa 30 miliardi di euro entro la fine di aprile ed altri 50, pari al 5% del P.I.L. greco, entro la fine dall’anno 2010, conti alla mano, l’economia greca pesa per solo il 2.6% sul totale europeo e sicuramente potranno in qualche modo incidere sulla ripresa ma in maniera molto limitata. Inoltre una svalutazione del Euro, consentirebbe un export maggiore.

Mentre sto ultimando questo mio post, è arrivata la notizia che la Germania con la sua cancelliere, Angela Merkel, pressata da F.M.I. e B.C.E., ha dato il benestare per intervenire in favore della Grecia. Sembra che finora si fosse opposta perché sta attraversando un periodo di basso consenso, e perché, in un sondaggio, il settimanale Bild ha messo in evidenza un’ampia fetta della popolazione tedesca contro la Grecia, propensa alla sua uscita dall’Unione Economica e Monetaria (giuridicamente impossibile) e per la paura, da parte della popolazione, di un aumento delle tasse.

Il pacchetto di aiuti alla Grecia, sarà di ben 135 miliardi di euro nel triennio 20102012. Bisogna far presto però, questo è il parere di tutti. Lo stesso Dominique Strauss-Khan, direttore generale del F.M.I., ha aggiunto “Ogni giorno perso è un giorno in cui la situazione peggiora!
Ora però, si deve pensare alla costituzione di un F.M.I. a livello europeo con la costituzione di un fondo economico di ampie proporzioni perché non si può lasciare casi come questi alla bontà del singolo stato membro e si deve creare una serie di regole a cui rifarsi pedissequamente. Anche perché dopo il declassamento del Portogallo, sempre nel tardo pomeriggio di oggi, 28 aprile 2010, è arrivato anche il declassamento della Spagna. E le borse continuano a scendere senza sosta, non ritenendo scongiurato il collasso greco, nemmeno dopo l’annuncio tedesco. Ma è opinione di tutti che non ci sarà nessun rischio contagio. Il Portogallo, ad esempio, ha già presentato un piano di risanamento dei conti concreto, ambizioso e realizzabile e si è detto anche disposto a valutare il varo eventuale di nuove misure correttive.

Le misure e le risorse per correggere i problemi economici degli stati della ZonaEuro ci sono. Occorre però che tutti gli stati siano onesti nella presentazione della loro contabilità e che per una politica di facciata, non si preferisca mettere in imbarazzo la dignità dei propri cittadini.