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Bangkok: continuano gli scontri. Un altro morto tra i dimostanti.

Thailandia ancora nel caos. Esercito e Polizia pronti alla resa dei conti.

In Thailandia, nonostante tutti questi giorni di scontri, le cose non migliorano. Il Governo ha respinto le proposte dei dirigenti delle camicie rosse per un cessate il fuoco e per l’apertura di un negoziato condotto da mediatori delle Nazioni Unite ed ha, anzi, intimato loro di arrendersi, entro 24 ore. Domani, ca 400 scuole nei pressi del centro di Bangkok avrebbero dovuto riaprire per riprendere le lezioni. Invece è stato deciso di rimandare la decisione alla prossima settimana.

Un portavoce del Governo, ha annunciato l’estensione dello stato di emergenza in altre 5 province del paese asiatico e sono stati proclamati due giorni festivi per domani, lunedi, e martedi. Lo stato di emergenza, era già stato applicato a Bangkok ed in altre 17 province, quasi tutte terre settentrionali, roccaforti delle camicie rosse.

Il primo ministro, Abhisit Vejjajiva, ha proposto, in mattinata, un nuovo appello per una fine pacifica della crisi, che preoccupa sempre di più i paesi stranieri. “Oggi – ha detto in tv al paese – la cosa migliore è mettere fine alle manifestazioni”, “Terroristi armati stanno creando la violenza“, ha detto Abhisit, ribadendo che “il governo deve usare la mano pesante contro questi terroristi“. Nonostante, anche stamane, domenica 16 maggio 2010, ci siano stati scontri a Bangkok e nel centro finanziario, sede della protesta, che hanno causato un nuovo morto, colpito da un cecchino alla testa, e diversi feriti, l’esecutivo thailandese non applicherà il coprifuoco, dalle 23.00 sino alle 05.00, nelle zone ritenute più calde della città, così come annunciato in precedenza. Infatti, il generale Aksara Kerdphon, membro della task force per le emergenze (Cres), ha preferito precisare che la misura “non è ancora necessaria … temiamo che l’impatto negativo sul pubblico possa annullare i benefici“. Fa eco però al generale Kerdphon, il colonnello Sansern Kaewkamnerd, portavoce del Cres, che, in conferenza stampa, ha affermato “C’è un piano per il giro di vite sulla Ratchaprasong se le proteste non finiscono“. Sembra così che, per sbloccare la situazione e mandare a casa i manifestanti, il governo sia determinato ad usare la forza.

Nel frattempo, però, gli scontri continuano e le sparatorie mietono morti e feriti. In una zona non precisata della città, un civile è rimasto ucciso, portando il conto dei morti di questi 4 giorni di violenze a 25 (mentre sono 59 dagli inizi degli scontri di metà marzo) e 221 feriti, tra i quali tre giornalisti, due thailandesi e uno canadese. Mentre, ormai, senza speranza le condizioni di Khattiya Sawasdipol, il generale che ha lasciato l’esercito per unirsi alla protesta con il nome di Seh Daeng, il comandante rosso, colpito alla testa dal proiettile di un cecchino giovedì pomeriggio, mentre rilasciava un’intervista al New York Times, nella zona dei presidi. Scontri a fuoco anche a Rama IV, a sud della zona finanziaria, quartier generale delle camicie rosse, dove ci sarebbero almeno due feriti in gravi condizioni. Uno straniero sarebbe stato colpito ad una gamba e ricoverato presso il più vicino presidio sanitario.

A nord della cittadella finanziaria, vicino l’incrocio di Din Daeng, i rivoltosi hanno dato fuoco a numerosi pneumatici, in almeno dieci punti diversi, soffocando tutta la zona con una densa ed irrespirabile cappa di fumo acre. Ripresi, conseguentemente, anche i lanci di petardi e molotov. La risposta dell’Esercito non si è fatta attendere ed i dimostranti sono stati fatti segno di colpi di arma da fuoco ad altezza d’uomo. Le autorità thailandesi, hanno deciso che, in occasione di un eventuale sgombero del presidio nel centro della cittadella finanziaria di Bangkok, sarà predisposto un servizio di evacuazione per bambini, donne ed anziani. La zona è interamente circondata da agenti in tenuta anti-sommossa e soldati. I quatieri interessati sono pieni di segnali di allerta per la popolazione, invitata a stare alla larga dal quartiere finanziario, e per i giornalisti, e cartelli con scritto “Live fire zone” (”zona di scontri a fuoco”) per i passanti. Infatti, il cordone di sicurezza, predisposto dal Esercito, intorno ai presidi dei dimostranti, difesi da barricate di filo spinato e aste di bambù, ha fatto si che le riserve di cibo ed acqua per i 6000 dimostranti, che dal 3 aprile sono ammassati, ancora, all’interno del accampamento, inizino a scarseggiare. E’ stato assicurato che chi vorrà, volontariamente, abbandonare i presidi delle camicie rosse del Fronte Unito per la democrazia contro la dittatura (Udd), vicine all’ex premier populista in esilio, Thaksin Shinawatra, entro domani pomeriggio, non verrà perseguito.

Un leader della rivolta, Jatuporn Prompan, ha detto che, restando la situazione incandescente, l’unica via di uscita, per una soluzione pacifica, resta il re. “Non possiamo considerare altra possibilità che fare appello alla bontà di re Bhumibol Adulyadej….credo che numerosi thailandesi ritengano ugualmente che Nostra Maestà sia l’unica speranza“. Jatuporn Prompan, ha continuato ricordando che il re è considerato alla stregua di un semidio e che in passato, con il suo intervento, aveva risolto molte gravi crisi politiche. Purtroppo, il sovrano, ottantaduenne, è ricoverato in ospedale dallo scorso settembre e non ha finora dimostrato, sembra, alcun interesse per la crisi in corso. Il re Bhumibol, è comparso l’ultima volta in tv a fine aprile ed aveva esortato i magistrati, neoeletti, a compiere il loro dovere ma nulla aveva detto in merito alla rivolta delle camicie rosse. Il sovrano, che è al trono dal 1946, anche se, costituzionalmente, non ha alcun potere, proprio per la sua forte ascendenza e la considerazione di cui gode, viene ritenuto dai più come l’unico in grado di calmare gli animi e riportare l’unità all’interno della nazione. Un altro leader dei rivoltosi, Nattawut Saikua, continua a portare avanti la proposta di un negoziato condotto dalO.N.U. , a patto che l’Esercito non continui con la repressione. “Non poniamo altre condizioni. Non vogliamo altri morti. Vogliamo che l’Onu moderi perché non crediamo più a nessuno. Non c’é gruppo in Thailandia che sia abbastanza neutrale“.

Ban Ki-moon, segretario generale delO.N.U., ha rivolto un appello sia al governo thailandese che ai leaders della protesta, invitandoli ad impedire ulteriori violenze. Ban Ki-moon ha incoraggiato con forza le parti a tornare al dialogo, in modo da far calare la tensione e risolvere la questione in modo pacifico“, si legge nella dichiarazione diffusa dal Palazzo di Vetro. Anche Washington chiede di fermare le violenze e “trovare un modo pacifico di superare le differenze” tra le posizioni del governo e quelle dei manifestanti che chiedono le dimissioni del premier Abhisit Vejjajiva e nuove elezioni.

Nel frattempo, ventisette camicie rosse, che hanno preso parte alle manifestazioni nel centro di Bangkok, sono state condannate a sei mesi di carcere per aggressione ai militari dell’Esercito. A riferire la condanna per direttissima dei 27 arrestati, dopo gli scontri di ieri, è stato Tharit Pengdit, direttore del dipartimento indagini speciali e componente del Cres, il Comitato di crisi governativo. Tharit ha aggiunto che tra i reati contestati c’è anche la violazione della legge di emergenza in vigore nella capitale che non consente raduni di oltre cinque persone.

Intanto La Farnesina, nostro ministero degli Esteri, annuncia che, al contrario di quanto deciso dai Governi statunitense ed inglese, già il 13 ultimo scorso, l’ambasciata a Bangkok rimarrà aperta, nonostante la ripresa degli scontri, ma che sconsiglia, vivamente, ai nostri connazionali di recarsi nella capitale thailandese. Gli italiani che si trovano in Thailandia e che si erano iscritti al sito del ministero degli Esteri, www.dovesiamonelmondo.it, continuano ad essere aggiornati, in tempo reale, dalla nostra Unità di crisi sull’evoluzione della situazione e degli scontri in atto. “A causa di tale persistente situazione di instabilità, si sconsigliano soggiorni non necessari e non differibili a Bangkok - si legge inoltre sul sito www.viaggiaresicuri.it -. Si suggerisce pertanto di limitarsi al solo transito aeroportuale nella capitale. Al momento le località turistiche balneari risultano essere ancora tranquille e prive di rischi“. La Farnesina consiglia comunque di “adottare la massima prudenza durante la propria permanenza“.

Da rimarcare che, nonostante gli appelli alla prudenza per i nostri connazionali, non si interrompe il flusso di turisti verso questo paradiso terrestre. Infatti, fonti della compagnia aerea di bandiera, Thai, affermano, dallo scalo di Fiumicino, che i loro voli, operati con Boeing 747/700, partono semipieni, anche se non è periodo di alta stagione, per utilizzare lo scalo della capitale thailandese come transito per recarsi verso le isole del Golfo di Siam, (Ang Thong, Ko Samui, Ko Pha Ngan) e Kho Samet, a sudest di Bangkok. Hanno precisato che, sul volo di oggi delle 13.55, sono stati 200 i passeggeri ad imbarcarsi.
La Blue Panorama Airlines, invece, che già dalla fine di aprile aveva annunciato la sospenzione, dal 20 maggio, dei voli da Milano e Roma per Bagkok, continuerà ad assicurare i voli fino a giovedì prossimo per permettere ai turisti presenti in loco di poter, agevolmente, ritornare a casa. I voli della Blu Panorama Airlines dovrebbero riprendere a luglio, con un potenziamento dei collegamenti settimanali.esercito delle camicie rosse dimostrano contro premier AbhisitVejjajiva

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