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Corvetta della Marina sudcoreana affondata nel Mar Giallo da siluro di Pyongyang

La Cheoan (PCC-772) colata a picco con 46 marinai

Il grosso pasticcio, accaduto il 26 marzo u.s., al largo dell’isola di Baengnyeong, nel Mar Giallo, dovuto al affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan, non ha fatto altro che acuire una situazione di tensione esistente tra le 2 Coree, nella quale il paese settentrionale sguazza da anni, provocando in vari modi, tra i quali, anche, vili agguati armati, il paese meridionale filo-occidentale. Altra cosa da rimarcare è la premeditazione del attacco. Nelle loro missioni di pattugliamento, le corvette della RoK Navy (Republic of Korea Navy) operano in coppia. La prima corvetta è specializzata nella lotta antiaerea, mentre l’altra è antisommergibile, questo proprio per permettere una sinergia dei due diversi sistemi imbarcati e permettere una protezione a 360° Perché parlare di premeditazione? Per il semplice fatto che l’unità nordcoreana era già appostata in zona ed attendeva solo il passaggio della prima unità di superficie di Seul per colpire, altrimenti i sensori della corvetta avrebbero rilevato l’avvicinamento del sottomarino.

Intanto, il Pentagono annuncia che sono state programmate future manovre congiunte aeronavali antisommergibili U.S.A. - Corea del Sud. Lo stesso presidente statunitense, Barak Obama, ha ordinato alle forze U.S.A., di stanza nella regione, di coordinarsi con i comandi militari coreani, per impedire eventuali aggressioni ai danni del paese alleato. Seoul ha preannunciato un duro pacchetto di misure nei confronti dei fratelli del Nord a cui ha fatto, subito, eco Pyongyang, affermando che, se dovesse continuare il clima di intimidazione mediatica al confine, utilizzerebbe, senza mezzi termini, il proprio armamento nucleare. Ban-ki-Moon, segretario generale dell’O.N.U., ha preannunciato una prossima seduta del Consiglio di Sicurezza per redigere una lettera di protesta contro la Corea del Nord e per l’affondamento perpetrato ai danni della corvetta Cheonan della Marina coreana del Sud. Addirittura, un funzionario della Kcna, l’agenzia ufficiale del regime nordcoreano, promette di strappare il “Patto di non Aggressione” esistente tra i due Paesi ed interrompere ogni relazione con Seoul se, quest’ultima, tenterà in sede O.N.U., di far approvare sanzioni ai propri danni. Cosa che la Corea del Sud è intenzionatissima a fare dato che, negli ultimi giorni, ha prodotto, grazie ad una commissione internazionale composta da periti di Stati Uniti, Svezia, Gran Bretagna ed Australia, prove inconfutabili (pezzi del siluro di produzione settentrionale, codice della fabbrica produttrice) circa il coinvolgimento del nord nell’affondamento della corvetta Cheonan e la conseguente morte di 46 membri del equipaggio. Intanto, dato che la Corea del Sud ha interrotto ogni rapporto economico, Kim Jong-il, leader del Nord, ha ordinato alle truppe di essere pronti a combattere se attaccati ed ha affermato che non saranno più ammessi sconfinamenti nelle acque territoriali nordcoreane. Cosa che Seoul ha subito smentito.

Chiaramente, l’affondamento della Cheonan, rappresenta una “violazione del armistizio“, ed anche pesante, che nel 1953 ha messo fine alla Guerra tra i due paesi, scoppiata nel 1950. Lee Myung-bak, presidente sudcoreano, ha dichiarato, in una seduta, convocata d’emergenza, del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che non intende più sottostare alle provocazioni messe in atto dal Nord ed ha autorizzato i ministeri competenti ad approntare tutte le contromisure necessarie affinché la Corea del Nord non possa, nemmeno in futuro, permettersi nuove aggressioni del genere. Al tempo stesso, ha, però, consigliato prudenza per non incorrere in errori che possano compromettere, irreparabilmente, la situazione attuale. A spingere il presidente sudcoreano a tali decisioni è stata l’acclarazione del fatto che il siluro che ha provocato la morte, il 26 marzo ‘10, di 46 marinai su 104, imbarcati sulla corvetta affondata, a seguito di esplosione esterna sotto il livello del mare, era di produzione nordcoreano. Hillary Clinton, segretario di stato statunitense, aggiungendo che saranno prese misure severe, contro la Corea del Nord, di concerto con gli alleati e con la Cina, ha precisato che lo atto provocatorio richiede una forte risposta internazionale.

Come accennato, tra i due paesi, esiste un “Patto di non Aggressione” ma una vera pace, dopo gli scontri, terminati nel 1953, non è mai stata ratificata. Da allora sono stati molteplici gli scontri armati alla frontiera terrestre ma mai se ne era verificato uno di tale gravità. Proprio per questi, sconsiderati, atti di emulazione posti in essere nei confronti di Seul, alle 21.45, del 26 marzo, si è subito pensato ad un attacco effettuato dalla Corea del Nord. Dopo i primi accertamenti, invece si è fatta avanti l’ipotesi che lo scafo avesse urtato, accidentalmente, una mina, anche quest’ultima nordcoreana, piazzata, a grande profondità, durante il conflitto 1950-53, e mai rimossa. In seguito all’esplosione l’opera viva della corvetta si è spezzata in due parti e 46 marinai sono, subito, risultati dispersi. Nonostante a bordo del troncone, inabissatosi, con i 46 marinai, poi morti, è stato stimato, ci fosse ossigeno per quasi due giorni e mezzo, le squadre di sommozzatori, giunte sul luogo, in breve tempo, a bordo di una spedizione di soccorso, partita subito dopo lanciato l’S.O.S. dal comandante della Cheonan, non hanno riscontrato segni di vita. C’è da dire che, che come tante altre cose, la Corea del Nord, non ha mai accettato i confini marittimi stabiliti dalle Nazioni Unite.

Pyongyang continua a smentire la propria colpevolezza, affermando che sono prove create ad arte e si dice pronta a scendere in guerra, con tutta la popolazione, contro l’aggressore. Ora, le potenze occidentali e la Cina, che hanno grossi interessi nella zona, seguono con apprensione l’escalation in atto, in quanto potrebbe destabilizzare l’intera aerea.

Militarmente parlando, le forze nordcoreane, non hanno grandi chances di vittoria, in caso di conflitto, seppur numericamente preponderanti sono tecnologicamente inferiori rispetto a quelle di Seul, che, per di più, sono appoggiate dalle forze statunitensi. Parliamo, infatti di ca. un milione di uomini, seppur con molte divisioni composte da riservisti, contro ca. 522.000 soldati di Seul. Il paese sudcoreano, anche grazie a progetti nazionali, portati avanti a suon di costosissimi investimenti, dispone di evoluti prodotti nazionali, vedi l’MBT K2 Black Panther da 55 tonnellate che compone lo zoccolo duro delle loro forze corazzate, basi aeree a pochi km dal confine, pieni di caccia di penultima generazione, di produzione statunitense, vedi F15 K Slam Eagle, F16 Fighting Falcon ed il nuovo, caccia leggero nazionale, KAI T-50 Golden Eagle, in fase di consegna. Anche per quanto riguarda la Marina, gran parte delle sue unità sono disposte in basi a distanza ravvicinata del 38° parallelo, senza contare che i 27.000 uomini del ROC Marines Corp, sono addestrati proprio per sbarcare, in caso di conflitto, dietro le forze nordcoreane nei pressi del confine e tagliare, alle loro spalle, comunicazioni e rifornimenti. A conferma della preparazione militare di Seoul, da segnalare che i cacciatorpediniere della Marina sudcoreana, sono gli unici, oltre ai caccia dedicati classe Burke e degli incrociatori classe Ticonderoga della U.S. Navy, ad essere dotati di sistema A.E.G.I.S. proprio per ingaggiare missili balistici, di cui sembra che, negli ultimi anni, la Corea del Nord faccia ampio sfoggio.

Giustamente, al di la della predominanza militare, il governo della Corea del Sud, cerca sempre di mantenere un atteggiamento equilibrato tra le richieste di sanzioni ed il cercare di non provocare una reazione nucleare, da Pyongyang, sempre, paventata. Ed il perchè è chiaro. Al contrario della Corea del Nord, i cui cittadini versano nella più grave crisi economica, che continua a peggiorare anno dopo anno, Seoul pensa al benessere ed alla salute dei suoi, come politica e filosofia occidentale insegnano, senza contare che almeno un cittadino del Sud su 4 ha parenti nell’altra Corea.