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I pacifisti della Mavi Marmara 2/2

Israele condannata per essere caduta nella trappola dei buoni

Lo stesso generale Avi Benayahu, portavoce dell’esercito israeliano, ha precisato che ignora chi abbia dato l’ordine di aprire il fuoco ma si può ben immaginare che, pur trattandosi di professionisti addestrati, dopo l’aggressione ricevuta e continuata, operata con spranghe, coltelli ed armi da fuoco, militari gettati dal parapetto del ponte come carta straccia, come mostrano video presenti sui più disparati portali web, ad un commando possa, anche, essere scappato il primo colpo ebraico, con le conseguenze che tutti sappiamo.

Al di la del singolo, increscioso, episodio e delle morti correlate, che poi, o siano 19 od una soltanto, la gravità non cambia, dobbiamo considerare che le colpe non sono soltanto dello stato israeliano. Intorno ad Israele ed alla Striscia di Gaza, gira un intreccio di relazioni politiche, economiche e chissà di cosa altro che non ci permette di venire a capo della situazione.

Il primo errore fu quello di sbarcare ed abbandonare gli ebrei nel 48, finalmente, nella loro terra promessa. Perché non si sapeva cosa altro farne. Spero mi scuserete tutti. Di aver equipaggiato gli israeliani, da un lato, ed i paesi arabi, da un altro, di tutti gli ultimi ritrovati in campo bellico. Di aver fomentato guerre e scaramucce varie per imporre la propria influenza nell’area in questione. Ed, in ultimo, di aver giocato, e mi riferisco soprattutto agli altri paesi arabi, sulla pelle di oltre un milione di palestinesi che, oggi, vive in un’indigenza estrema, disoccupazione, fame e miseria, in una delle aree più popolate della Terra. Ci troviamo di fronte, come già affermato da molti, ad una prigione a cielo aperto, della dimensione di 45 km di lunghezza per un’estensione che va dai 5 ai 12 km.

Connivenze, volute o createsi naturalmente e senza essere state ratificate, esistono, tra stati, autorità regionali, organismi internazionali e, persino, da parte della dirigenza palestinese. Detto chiaramente, per quanto forte possa essere Israele, esso non potrebbe continuare a controllare i confini (terrestri, aerei e navali), l’anagrafe, le tasse, le importazioni di acqua ed energia elettrica.

Uno dei paesi dell’area con il quale Israele ha rapporti più che ottimi, per svariati motivi, è l’Egitto di Hosni Mubarak. Non dimentichiamoci che, però, anche gli altri paesi dell’area fanno la loro parte. Gli egiziani, ad esempio, controllano uno dei valichi nel sud della Striscia, quello di Rafah. Si tratta per lo più di un valico per i civili, anche se, in alcune occasioni, è stato consentito il passaggio di merci. Ma di piccoli quantitativi ed in rari momenti. I grandi convogli non sono mai stati autorizzati a passare e nemmeno i vari attivisti di svariate O.N.G. ottengono il permesso. Come mai?

Da quando Hamas ha il potere, in seguito ad un colpo di stato e si parla, ormai, del 2006, Israele, con l’aiuto egiziano, ha imposto il blocco totale su Gaza. All’epoca, fu l’Italia la prima ad intervenire in zona con l’Operazione Leonte, poi rilevata da UNIFIL2, seguendo la Risoluzione ONU 1701/2006, che ribadiva la 1680/2005, che ribadiva la 159/2004 e così via. Tutte queste direttive altro non vogliono che, oltre agli stati ufficiali, non esistano altre autorità, non ci siano altre forze armate oltre quelle nazionali, la si smetta con gli attacchi terroristici più disparati e che venga rilasciato il caporale Shalit, detenuto da terroristi e non da autorità costituite. Di fronte a tutto questo, come accennato, operano i Caschi Blu, l’esercito libanese, in pessimo stato, e la IDF israeliana, proprio per interrompere il flusso di armi e missili che da ad Hamas la possibilità di continuare a minare la stabilità della zona.

Oggi, gli abitanti della Striscia, continuano a non poter lasciare Gaza senza preventivo benestare egiziano che deve essere, però, approvato da Gerusalemme e vidimato da AP (Autorità Palestinese). Il Cairo sta distruggendo numerosi tunnel che collegano Gaza con il Sinai e nei quali si contrabbandano non solo armi ma anche beni di prima necessità. Sta costruendo una parete d’acciaio sotterranea, della lunghezza di 14 km, con integrati i più sofisticati congegni di sorveglianza per rilevare la costruzione e/o la presenza di tunnel nelle vicinanze.

Perché succede questo? Opera solo delle pressioni di Washington che, ogni anno, stanzia ingenti fondi a favore del Cairo? Forse si ma non solo. La cosa sicura è che l‘Egitto mira a mantenere stabile, ?, la situazione politica della regione ed ad impedire che Hamas, suo dirimpettaio, riesca a creare uno stato islamico autonomo, che attiri le simpatie di una popolazione che non vede di buon occhio una dirigenza così marcatamente filo occidentale. Inoltre, grazie ad una politica clientelare ed una accesa campagna stampa, Israele viene dipinto come l’unico responsabile della situazione attuale. E lo stesso discorso si può applicare, anche alle monarchie degli altri stati della regione, che non godono di più consenso popolare di quanto non ne abbia Mubarak.

Ricordiamoci che la verità, dove ci sono interessi, non sta mai da una parte sola.

Foto relative al ferimento e rapimento di un soldato israeliano durante i fatti della Mavi Marmara.