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Kirghizistan: la situazione nel paese continua a peggiorare 1/2

Il bilancio dei morti ha raggiunto le 187 unità. Sale anche il numero dei profughi

Ha parlato, a Ginevra, Christian Cardon, portavoce della CICR (Comitato Internazionale Croce Rossa), affermando che “i morti negli scontri, in Kirghizistan meridionale, sono diverse centinaia. E’ difficile avere dati precisi” ma “pensiamo che, in questa sanguinosa crisi, si possa parlare di centinaia di morti.”

La situazione nel sud del paese resta tesa, a causa degli scontri interetnici tra khirghizi ed uzbeki, che in pochi giorni hanno costretto diverse decine di migliaia di civili alla fuga. I profughi si trovano in condizioni disumane, alla mercè di ogni angheria e bisognosi di tutto: riparo, cibo, cure mediche e acqua. Alcuni hanno trovato alloggio in moschee, case rurali e fattorie. Cardon ha precisato che il CICR ha rafforzato, sin dai primi giorni della crisi, la sua presenza nelle provincie di Osh e Jalalabad ed ha, in previsione, la distribuzione di viveri a 100mila persone al giorno. Inoltre, nella giornata di ieri, 16 giugno 2010, è arrivato un cargo con materiale per i feriti e, purtroppo, sacchi per i morti. Sempre secondo funzionari della Croce Rossa, al confine con l’Uzbekistan, sono ammassate decine di migliaia di persone ivi bloccate.

A sentire le autorità uzbeke, da venerdì scorso, oltre 75.000 profughi hanno attraversato il confine. Secondo Miroslav Jenca, inviato speciale delle Nazioni Unite, il numero di profughi fuggiti in Uzbekistan potrebbe arrivare presto a 100.000 e più. L’inviato Onu ha aggiunto che, data la scarsa sicurezza sul lato kirghiso, che rende impossibile verificare le cifre, non ci sono dati certi e che i rifugiati possano diventare molti di più. Gli ha fatto eco, da Ginevra, Andrei Makhecic, portavoce ONU, secondo cui circa 200mila civili sono fuggiti dalle loro abitazioni, pur rimanendo in Kirghizistan e sono ammassati sul confine uzbeko, dato che il paese confinante ha chiuso le frontiere. La Rosa Otunbaieva, invece, cercando di sminuire la situazione, ha affermato: “A mio avviso, quella di 75.000 profughi è una cifra esagerata. Credo che si possa parlare di 30-40.000 persone, comprese quelle che rimangono nel territorio del Kirghizistan“.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNCHR) si è mobilitato per far fronte alla situazione ed ha annunciato l’avvio di un ponte aereo umanitario. Il primo di 6 cargo organizzati per il ponte aereo, con 600 tende leggere, dovrebbe decollare domani da Dubai, con 40 tonnellate di aiuti umanitari per gli sfollati. Gli altri restanti 5 voli consegneranno coperte, materassi, set da cucina e teli di plastica. L’Alto Commissariato sta, inoltre, lavorando per predisporre un secondo ponte aereo per trasportare nella regione alcuni team per le emergenze. In una nota il UNCHR, ha spiegato che fino a che l’ordine precostituito non verrà ristabilito, sempre più civili fuggiranno dalle proprie abitazioni per trovare rifugio nelle campagne o per attraversare il confine con l’Uzbekistan.

Chi è riuscito ad attraversare il confine uzbeko ed a trovare rifugio in zone più calme ha parlato di crudeltà di cui sarebbe meglio non parlare. Incendi ovunque, ragazze costrette a nascondersi nelle cantine per sfuggire agli stupri, di bambini assassinati. Una donna tagika racconta: “Sono scappata dalla maternità con mio figlio appena nato. I medici ci hanno detto di andarcene perché i kirghizi stavano arrivando per ucciderci tutti. Sparavano ovunque. Molte donne incinte e molti bambini sono morti. Tante vite distrutte”.

Stando, invece, ai dati forniti dal ministero della sanità kirghizo, il bilancio, attuale, dei morti è di almeno 187 unità, di cui 140 uccise ad Osh e le restanti 47 a Jalalabad. Restano ricoverati ca 900 dei 1.918 feriti nei 5 giorni di scontri tra kirghizi ed uzbeki e che hanno visto questi ultimi costretti a fuggire, attraversando il confine con il vicino Uzbekistan. E sempre questi ultimi muovono accuse ai sanitari degli ospedali di discriminazione ai loro danni. Secondo il Kommersant, quotidiano russo, il numero degli uccisi negli scontri sarebbe sensibilmente molto più alto di quello fornito dal ministero della sanità, con almeno qualche centinaio di persone morte uccise con coltelli, armi da fuoco ed alcune, addirittura, bruciate vive. Testimoni affermano di aver visto decine di cadaveri abbandonati nelle strade o gettati in fosse comuni. Almavdek Atanbaiev, ministro degli interni ad interim, teme che l’ondata di scontri destabilizzi la situazione di calma precaria anche nella capitale Bishkek e nelle regioni attigue, dato che nel intero Kirghizistan vive un buon 20% di uzbeki, ora perseguitati dai kirghizi.

A seguito delle giornate di scontri senza quartiere, la Rosa Otunbaieva, premier ad interim, dopo la fuga del aprile scorso del presidente Bakiev, ha chiesto al presidente Medvedev di inviare truppe russe da interporre tra i rivoltosi. In un suo intervento, rivolto ai cittadini della capitale, la premier, ha precisato che “Il nostro decreto sull’uso delle armi contro i provocatori nel Paese non viene applicato pienamente, in quanto l’esercito non ha forze sufficienti e gli agenti di polizia sono demoralizzati.” La Otumbayeva, ha tenuto a precisare che “i militari non vogliono sparare, se non costretti, per non colpire i civili, dato che nel sud, tutti si conoscono e molti hanno rapporti di parentela tra loro. Il governo provvisorio kirghizo chiederà alle truppe russe di vigilare, in primo luogo, sulle centrali elettriche, i ponti, gli acquedotti ed altri impianti nevralgici per l’economia del paese!”