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Kirghizistan: la situazione nel paese continua a peggiorare 2/2

Il bilancio dei morti ha raggiunto le 187 unità. Sale anche il numero dei profughi

Intanto, nel clima di tensione dilagante, l’ambasciata tedesca fa sapere, tramite il ministro degli esteri Guido Westerwelle, di aver evacuato 89 stranieri da Osh con il supporto delle autorità statunitensi. Il gruppo, composto da 40 europei, tra cui nessun italiano, e 31 statunitensi, 11 svizzeri e 7 tra brasiliani e sudcoreani è stato trasferito, nella notte scorsa, nella capitale Bishkek, con due voli charter. Il ministro Westerwelle, ha spiegato che l’operazione è stata organizzata dal suo ministero, in quanto il governo tedesco è l’unico ad avere una delegazione nel paese kirghizo, che ne è la coordinatrice. Inoltre Berlino ha stanziato aiuti a disposizione degli sfollati per un totale di 500mila euro.

Confermato, per il giorno 27 giugno, il Referendum Costituzionale, nonostante la grave situazione attuale. L’ex ministro degli Esteri del Kirghizistan, Alikbek Gekshenkulov, ora leader del Partito Akiykat, aveva detto che “a causa degli avvenimenti nel sud della Repubblica, si dovrebbe rimandare il referendum per il progetto di nuova costituzione”. Ricordiamo che la premier Roza Otumbaieva ha ricevuto il mandato di leader ad interim fino al 2011: nell’ottobre di quell’anno si dovrebbero tenere le elezioni presidenziali.

Intanto, la situazione ad Osh sembra essersi calmata un po. I soldati pattugliano le strade. Osh, che è la seconda città del Kirghizistan, presenta la maggior concentrazione della minoranza uzbeka. Ed è proprio Osh l’epicentro degli scontri. In città, alcune decine di case sono state ridotte in macerie fumanti, come testimoniano foto e video, mentre gli edifici ‘marchiati’ con ‘KG’, per identificare le proprietà di kirghizi, non sono stati toccati.

A Jalalabad, gli hotel che si affacciavano sulle piazze centrali si sono sbriciolati negli incendi appiccati durante gli scontri. Interi palazzi sono stati rasi al suolo, molte case sono inagibili. Secondo quanto riferito dal corrispondente della France Press, l’accesso alla città e alle zone circostanti è diventato molto difficile e la situazione della sicurezza è totalmente fuori controllo anche se nelle ultime ore la situazione sembra essere tornata alla calma.

Le città ridotte a cumuli di macerie sono semi-deserte: Farul, 29 anni, residente a Jalalabad, ha raccontato che “circa il 95 per cento delle persone che vivevano nel quartiere non è ancora tornato, ho mandato la mia famiglia a Tashkent il primo giorno” degli scontri.

Pascale Meige Wagner, responsabile delle operazioni della Croce Rossa nell’Asia centrale, ha riferito di numerose persone bloccate nelle loro abitazioni a causa dei disordini. “Temono di uscire. Tra loro ci sono persone rimaste ferite ma senza accesso ai servizi sanitari. C’è anche la difficoltà a reperire viveri”, ha commentato. Aspre le accuse dell’Onu contro i fautori delle violenze. L’Alto Commissario per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha parlato di “uccisioni indiscriminate, anche di bambini e di abusi sessuali sulla base dell’appartenenza etnica”.

L’attuale esecutivo, temendo che gli scontri possano allargarsi anche al nord del paese, ha fatto schierare reparti militari intorno alla capitale Bishkek, mentre al interno opera la Polizia che ha già tratto in arresto oltre 100 persone accusate di voler fomentare scontri e violenza in città.

Le colpe degli scontri vengono addossate al ex presidente Kurmanbek Bakiyev.

Bakiyev, destituito in aprile, era fuggito nel sud del paese, dove ha un grosso ascendente sulla popolazione. Attualmente dovrebbe trovarsi in Bielorussia. L’arresto di un suo collaboratore, avrebbe portato alla luce un complotto per destabilizzare l’attuale premier ad interim e per boicottare il prossimo referendum. Epicentro della crisi le città sud-occidentali di Osh e Jalalabad, dove bande di miliziani armati compiono ogni genere di surprusi contro la minoranza uzbeka. Secondo l’Alto Commissariato ONU per i rifugiati gli scontri sembrano orchestrati e rischiano di estendersi.

Ci aspettiamo provocazioni di questo tipo anche nelle regioni di Chiusk e Bishkek – ha dichiarato il vice ministro dell’interno, Almazbek Otumbayev ma ormai siamo pronti a farvi fronte”.

Bakiyev è originario della zona in cui sono iniziati gli scontri ed era salito al potere con la cosiddetta rivoluzione dei tulipani, nel 2005. Da Minsk chiede l’invio delle truppe dell’Organizzazione per il Trattato della Sicurezza Collettiva di cui fanno parte Russia, Bielorussia, Uzbekistan, Kazakhstan, Tagikistan e Armenia, oltre al Kirghizistan. Secondo Bakiyev, l’OTSC sarebbe dovuta intervenire già ad aprile, quando venne cacciato dalla presidenza.

Giunge notizia da Londra, che il figlio minore del presidente, Maxim Bakiyev, è stato arrestato per corruzione e perché sospettato di fomentare le violenze. A Bishkek la notizia è accolta con gioia da ogni strato delle popolazione.

Secondo me l’arresto di Maxim Bakiyev è giusto – dice una fruttivendola – Deve tornare e rispondere dei suoi atti”.

Quale che sia la situazione, il governo russo, corteggiato da entrambe le parti, fa sapere che, il conflitto, in corso in Kirghizistan, è una questione interna ed un eventuale invio di una missione di polizia internazionale verrà discussa soltanto lunedì insieme alle ex repubbliche sovietiche della regione, e in consultazione con l’Onu. Quindi nonostante, come sembra, Mosca abbia orchestrato le dimostrazioni di inizio aprile, la cacciata del presidente Kurmanbek Bakijev e l’avvento di un governo filorusso, e che ora abbia la possibilità di riprendersi il Kirghizistan, Medvedev sceglie la prudenza, limitandosi solo alla protezione delle sue istallazioni in Kirghizistan.