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Kirghizistan: la violenza sulle donne fa degenerare la situazione

Le donne sempre più vittime degli scontri

Il Kirghizistan è uno stato orientale e come la vicina Cina, è sempre stato visto come una regione misteriosa. Essendo molto lontano da noi, raramente ci ha interessato, salendo agli onori, anzi agli orrori della cronaca se non per gli scontri dei tempi passati e di questi giorni.

Come detto, il paese è sconvolto da un’ondata di feroci scontri a livello etnico che vede la maggioranza kirghiza attaccare, violentare ed uccidere la minoranza uzbeka. Nessuno è al sicuro. Uomini, donne, anziani e bambini vengono sistematicamente perseguitati dal 10 giugno scorso. Il tutto ha avuto inizio come ritorsione ad un iniziale scontro tra, sembra, un gruppo di uzbeki ed un altro di kirghizi, in un casinò di Osh, seconda città del paese. Il giorno dopo, i compari del gruppo kirghizo, armati di fucili, asce, coltelli e bastoni hanno iniziato a mettere a ferro e fuoco tutto ciò che era di etnia uzbeka. Ad Osh e Jalalabad e nei villaggi delle enclavi uzbeche, della fertile regione agricola meridionale del Fergasa. Addirittura sembra che le forze governative, filo Bakyev, abbiano aiutato gli irregolari kirghizi, contro gli uzbeki, fedeli al attuale governo.

Da allora è successo davvero il finimondo. Donne e bambini inseguiti e uccisi per le strade, i loro cadaveri abbandonati tra le macerie delle case incendiate. Le uniche proprietà intonse sono quelle contrassegnate dalla scritta ‘kyrgyz’, a indicare che quelli sono kirghisi. Le cifre ufficiali parlano di 197 morti e quasi 2000 feriti ma, secondo stime, i morti potrebbero essere, anche, 10 volte tanto. É, infatti, prassi della zona seppellire i morti prima del tramonto. Gli uzbeki per il terrore di essere uccisi, non vanno più nemmeno negli ospedali. Si prevedono fino a 400mila profughi che si ammassano al confine, chiuso, con l’Uzbekistan, dove, invece, hanno potuto trovare rifugio i primi 75mila fortunati.

Alla guida del paese, dal aprile scorso, dopo la cacciata del ex presidente Kurmanbek Bakiyev, è la signora Roza Otumbaieva, una diplomatica che si è data alla politica già da diverso periodo. C’è da dire, che l’attuale premier e presidente ad interim, è l’unica donna dell’Asia centrale a ricoprire un ufficio di così alto impegno. Segno questo di un’elevata considerazione della donna nella società kirghiza. Infatti, esse sono rappresentate a livello politico, sono ben integrate nella vita economica, la loro costituzione riconosce diritti alla pari con gli uomini. La legge kirghiza contro la violenza sulle donne è la più progredita di tutta l’Asia.

Però, nonostante questo progresso civile, leggendo i bollettini di guerra di questi giorni, ascoltando le testimonianze di sfollati, ci accorgiamo che sono esseri indifesi, senza diritti e che vengono brutalmente violentate e seviziate, a piacimento. Non esistono più davanti alla legge umana.

Sono i primi bersagli di quanto di più bieco l’odio razziale e l’ignoranza umana sono in grado di fare.

Profughe, tramite Radio Free Europe, hanno raccontato che alla frontiera, per garantirsi il passaggio in zona più tranquilla, hanno dovuto pagare il pedaggio ai soldati. Se per un uomo il pizzo è di 500 dollari, per una donna la tangente sale a 2000. Perché, è stato risposto loro, le donne uzbeke, in questi giorni, sono vittime di stupri, sevizie ed altre atrocità, i bersagli numero uno delle violenze e come tali devono pagare di più per garantirsi l’inviolabilità.

Le meno fortunate, ad Osh, a Jalalabat, nello loro case, sono state violentate ed uccise. Alle più fortunate hanno asportato i seni. I loro bambini assassinati. Eppure la loro legge parla chiaro. Pari diritti con gli uomini. Già, solo che la legge non veniva applicata nemmeno prima degli inizi degli scontri. Violenze domestiche e rapimenti per matrimoni combinati erano al ordine del giorno, anche prima del 10 giugno ultimo scorso. Dalle autorità, questi reati nemmeno venivano considerati come tali. Quasi fossero delle marachelle.

Addirittura Human Rights Watch, in un report del 2009, ci parla di pestaggi, matrimoni eterosessuali forzati, torture fisiche e violenze psicologiche ai danni di lesbiche e bisessuali. Sequestrate e rinchiuse in una stanza e li violentate, per giorni, da diversi uomini con l’intenzione di guarirle dalla loro stranezza. Per farle diventare normali.

Non possiamo quindi stupirci, anche se si rimane basiti, che, se, in pieno 2000 inoltrato, in periodi di calma e serenità possa succedere questo, in casi di scontri interetnici e di follia allo stato puro, i più bassi istinti riescano a governare quelle bestie di pseudo uomini. E mi vergogno a chiamarli bestie per rispetto degli animali.