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Costo economico della guerra.

Domanda

Grazie Vins per la brillante risposta alla precedente domanda: desidererei porti una domanda banalissima: non ritieni che la strategia della guerriglia in Iraq, consista, paradossalmente nel costringere gli States ad una prolungata permanenza del corpo di occupazione nel paese allo scopo di determinare un costo economico tale da consigliare un ritiro del medesimo? P.s. Potrebbe costituire un'azione convergente verso lo stesso effetto la propaganda, se messo in atto da una minoranza non trascurabile di individui, da parte di movimenti estremisti, sia di destra, sia di sinistra, in Europa e nel terzo mondo del boigottaggio economico dei prodotti a stelle estriscie.

Risposta

Caro Vittorio,

sei sempre un fedelissimo e mi complimento con te! Spero che passerai buone feste.
Riguardo la tua osservazione paradossale ha un suo fascino, ma naturalmente l'obiettivo della
guerriglia è scacciare gli americani al più presto, non farli restare il più possibile per
stremarli economicamente. Questa più che altro è una conseguenza di una lunga occupazione.
Inoltre ricordiamoci che una lunga presenza americana in Iraq rivitalizza il gigantesco
complesso militar-industriale americano dandogli commesse di svariato tipo. La guerra nutre la
guerra. Inoltre i vantaggi politico-diplomatici della presenza in Iraq (per esempio la resa
condizionata di Gheddafi, l'Iran e la Siria sulla difensiva, paradossalmente Israele più
prudente) controbilanciano le spese economiche.

Riguardo il boicottaggio dei prodotti Usa, se vasto ed effettivo, avrebbe conseguenze negative
sull'economia americana, ma sappiamo che non ha molta presa. Ci sono paesi nei quali comprare
americano è anatema, ma non contano nel mercato mondiale. Nie paesi che contano tutto ciò che
è Made in Usa fa furore.

Bene, Vittorio, buon Natale a te ed ai tuoi cari!

Vins Roboris

gri*** - 18 anni e 7 mesi fa
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