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Talebani prigionieri e Convenzione di Ginevra

Domanda

Ciao Vins, ho letto il tuo intervento sui prigionieri talebani. Quello che sconvolge, al di là delle prese di posizione sul terrorismo, è il fatto che il paese che si promuove, o cerca di farlo, come l'alfiere della democrazia e della libertà, intesa quest'ultima come tolleranza e rispetto, si comporti come la più bieca delle dittature sudamericane. Già il fatto di considerare i talebani non forza regolare, ma "combattenti iregolari, la dice lunga sull'escamotage per non applicare la Convenzione di Ginevra. Sarebbe, a questo punto, logico che tutti gli agenti CIA o militari che operano in paesi "sospetti", sotto copertura, e, sempre sotto copertura e in divisa, promuovono o promuovevano (anni '70 "docet"!!)rivolte ecc., subissero lo stesso trattamento. Così come il caccia "Pueblo" che venne intercettato in acque territoriali e l'equipaggio preso in ostaggio (sempre i soliti anni '70). Gli esempi si sprecano, e va anche detto che quando gli americani sono stati presi prigionieri, il trattamento che hanno subito non è stato certo dei migliori (Vietnam ecc.), specie in guerre di aggressione. Il problema è che chi "sale in cattedra" a fare lezione di democrazia o altro, deve, o dovrebbe, avere la cognizione del suo ruolo. Quando italiani, tedeschi e giapponesi furono rinchiusi nei campi di concentramento in USA, durante la seconda guerra mondiale, al loro ritorno in patria, riportarono un'immagine dell'America positiva, e questo facilito' anche quel senso di riavvicinamento che semplifico' non poco la ripresa dei rapporti politico-diplomatici tra nazioni prima belligeranti. Già l'atteggiamento verso i talebani si configura in un atto di vendetta piu' che di giustizia. Il fatto di averli portati a Guantanamo, fuori dalla vista di tutti, impossibilitati a comunicare, senza diritto alla difesa, con la Croce Rossa che non pubblicherà alcun rapporto sulle loro condizioni, la dice ancora più lunga sui metodi di interrogatorio ai quali verranno sottoposti. Una cosa è certa: saranno considerati ancora di più dei martiri, con una recrudescenza di terrorismo ancora più forte. Gli USA non otterranno niente in questo modo, se non di tirarsi addosso l'esecrazione anche di quella parte della società che aveva appoggiato e tutt'ora appoggia,il loro intervento in Afghanistan. Avevo già affermato nei forum che la lotta al terrorismo poteva nascondere tentazioni autoritarie, non tanto di cambiamento politico interno negli USA, ma giustificazioni di interventi "fuori della norma" a carattere internazionale (processi davanti a tribunali militari, perseguimento e cattura di cittadini stranieri da parte di forze USA e traduzione degli stessi in America per essere processati, sentenze approssimative basate sui semplici sospetti, detenzioni senza diritto a parlare con i propri avvocati). Ce ne sono abbastanza per inaugurare un "nuovo ordine mondiale"!! Parafrasando, una situazione simile (ma non troppo) mi fa venire in mente il Brasile durante la presidenza di Getùlio Vargas ed il suo "Estado Novo", dal 1937 al 1954. Quando poi si pensa che, adesso, chi attua certe norme, ha il coraggio di dare lezioni di democrazia!! Un paese, in virtù anche della sua forza, militare e politica, che si definisca democratico e libero, dovrebbe farsi carico anche delle mancanze di un altro che ingnora, per scelta politica o culturale certe nozioni base di democrazia, ma non imponendole con la forza delle armi o con i ricatti, e, soprattutto, nemmeno usando i suoi metodi. La comprensione è, o dovrebbe essere la base di ogni insegnamento democratico. Cordialità Andrea(woquini)

Risposta

Ciao Andrea, sono pianemnte d'accordo con quello che dici e la tua ipotesi di un nuovo ordine mondiale basato sulla continua emergenza della lotta al terrorismo è inquietante. Per esempio se Bin laden è morto, cosa molto probabile, ma non si ritrova il corpo, la caccia allo sceicco potrebbe durare per mesi e giustificare molte altre operazioni, così come la diaspora dei memebri di Al-Qaeda, può forzare molti paesi ad adottare leggi repressive su di lor su incitamento USA. Il problema adesso, che però è anche un'opportunità, è che la guerra al terore può permettere la risoluzione di molte controversie parte. Per esempio la fine dell'anarchia in Somalia o del separatismo nelle Filippine del Sud. Naturalmente se tutto ciò viene fatto male e con mezzi sproporzionati i problemi saranno ben lungi dall'essere risolti. Volevo chioederti qyalche delucidazione sull'Estado Novo di Vargas in Brasile, in cosa consisteva? E l'incidente della Pueblo? Vargas era uno di quei dittatori sudamericani che simpatizzava per Hitler, ma alla fine dichiaroò guerra all'ASSE su richiesta USA? Soldati brasiliani combatterono anche a Montecasino, se non sbaglio. Buona settimana! Vins Roboris

woq*** - 20 anni e 8 mesi fa
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