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L'invenzione del best seller

Un romanzo oggi è solo la pallina di un flipper scagliata dalla spinta di una potente molla, un oggetto da trasformare, un futuro film o serial televisivo.

Alessandra Contenti - L’invenzione del best seller
Giovanni Tranchida Editore
Brossura - 140 pp. - € 13.43

 

Un romanzo oggi è solo la pallina di un flipper scagliata dalla spinta di una potente molla, un oggetto da trasformare, un futuro film o serial televisivo. Lanciato e confezionato renderà miliardi, meglio se offre una collaudata miscela di suspense, sesso, azione e “tante” informazioni utili. Proclamato “best seller” ancor prima di apparire in libreria, avvolto in copertine accattivanti, lanciato in Tv, annunciato al cinema con lo stesso titolo, scelto dai registi in attesa di un aereo, ammicca al suo pubblico da uno scaffale-vetrina-strenna.
Ovviamente sarà un… “best seller”.

La narrativa vive solo in questa prospettiva, perché il circuito dei media non si esaurisca. E l’editoria è sempre più in mano ai “manager”: piccole case editrici vengono fagocitate dalle grandi, mentre le grandi diventano “corporation” e l’impresa familiare è rimpiazzata dal “business”, che trae profitti dalla letteratura come da qualsiasi altra attività commerciale.

Ma come erano costruiti in definitiva i successi mai dimenticati degli anni Sessanta, romanzi che hanno cambiato il panorama culturale in un’era in cui l’immagine kennedyana ancora brillava intatta, in un clima di compiaciuto trionfalismo? “Airport”, “Gli avventurieri”, “Il tormento e l’estasi”, “Hawaii”, “La casa delle bambole”, ma anche “Herzog”, “Lamento di Portnoy”, “Il Padrino” – i best seller americani degli anni Sessanta ruotano attorno al personaggio virile, ispirato ai grandi di un’epoca storica da JFK a Fidel Castro, ma anche a miti letterari duri a morire: un macho supersessuato o gravato dal potere, vincente e conteso, talvolta divertente, eppure solo, malgrado tutto.

Nata a Spoleto nel 1938, Alessandra Contenti insegna Cultura dei Paesi di lingua inglese alla Terza Università di Roma. Si occupa del fantastico nell’Ottocento; ha scritto sulle letterature post-coloniali (Rudyard Kipling, Christina Stead, Alice Munro, Arundhati Roy e Mulk Raj Anand).
E’ autrice di diversi saggi sulla poesia coloniale americana, e intorno a Henry Roth, John Berryman, Nathanael West, Gary Snyder, Henry James, F. Marion Crawford (Esercizi di nostalgia); ha tradotto Lafcadio Hearn (Uragano), Henry James (Dietro la vetrina), F.M. Crawford, Frank Sargeson (Uomini).