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Il foglio bianco

Una piccola lezione di scrittura creativa sul blocco dello scrittore, sotto forma di racconto.

IL FOGLIO BIANCO

di Heiko H. Caimi

 

Me ne sto qui, davanti al maledetto foglio bianco. Tanti bei personaggi, una bella storia in testa e non riesco a scrivere una riga.
Crisi da foglio bianco, la chiamano. Una definizione come un’altra. La possono chiamare come vogliono, ma il problema resta. Non è perché diamo un nome ad un problema che lo risolviamo. E io resto qui, davanti a questo cazz di foglio bianco, senza sapere che cosa scrivere.
“Era una notte di primavera”. Si, tanto varrebbe che scrivessi “era una notte buia e tempestosa”. Ma per favore!
Sempre stato bravo a scrivere, si, fino a quando non mi sono cimentato sul serio. Sul serio. Ma che cosa vuol dire, fare le cose sul serio? Investire su se stessi. Cazz…! Una bella responsabilità!
E lo stile? Dove lo vogliamo mettere, lo stile? Come cavolo lo trovo uno stile bello, originale, che non mi faccia sfigurare?
Mi vengono in mente centinaia di autori. Bravi, bravissimi, amati, amatissimi. Hanno un bel dire che per imparare a scrivere bisogna leggere molto. Proprio una bella idea! A me leggere molto inibisce e basta. Colpa forse delle letture che mi scelgo. Se mi leggessi la Tamaro, probabilmente mi sentirei un grande. Ma io proprio non ce la faccio a leggere la Tamaro.
E mi sento terribilmente inadeguato.
Boh, già che ci sono, quasi quasi mi pulisco la tastiera. Un po’ di cotone, il detersivo giusto e mi ritorna quasi nuova. Si, ecco, mi dedico a questo.
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….Ecco, bel pastrocchio che ho fatto! Potevo almeno chiudere il documento prima di pulire la tastiera! Ma tanto lo so perché mi sono finalmente degnato di pulirla, dopo mesi che la lasciavo così com’era: per poter tergiversare ancora un po’ e non mettermi a scrivere.
Se devo dire come mi sento rispetto allo scrivere, in questo momento, direi che mi viene voglia di urlare. Dove sono andati a finire l’entusiasmo, la passione? E l’ho mai avuto davvero, il talento per la scrittura? Mi hanno sempre detto di sì, ma chi l’ha visto mai? E’ talento forse restare imbalsamati davanti alla tastiera e, tanto per riempire il tempo, scrivere di questo sentirsi imbalsamati?
Il talento, si… bella merda! Bella illusione! Che cantonata! Scambiare lucciole per lanterne! In poesia sì che me la cavo bene, ma lì è facile menare il can per l’aia! E ci sono pure cascato: mi sono rimesso, per l’ennesima volta, a parlare per frasi fatte! Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino…!
Ma chi cavolo gliel’ha detto, a quelli che l’hanno detto a me, che io ho talento? Da dove gli è uscita questa bella pensata? …Sadici! Maledetti sadici! …Avrei evitato di sottopormi a questa tortura. Perché sì, è proprio una tortura: avere in mente storie, tante cose da dire, e non avere la forza di farlo.
La forza? Forse è il coraggio che mi manca. Il coraggio di cimentarmi davvero. Di mettermi in gioco davvero. Davvero, fino in fondo. Forse non la amo abbastanza, la scrittura. O forse, semplicemente, non ho ancora familiarizzato abbastanza con questa forma espressiva. In ambedue i casi, forse dovrei procedere per gradi o buttarmi a capofitto. Non questo continuo rimandare, o fare sforzi immani per partorire il nulla; o, quando proprio mi ci metto, quando proprio riesco a costringermi, a partorire delle banalità che neanche uno scrittore alle prime armi oserebbe buttar giù.
Uno scrittore alle prime armi? Cavolo, ma io SONO un cazz di scrittore alle prime armi! Che cosa mi aspetto da me? Di sfornare un capolavoro la prima volta che mi metto a scrivere?
L’altra cosa che dicono, a proposito dell’imparare a scrivere, è che oltre a leggere bisogna scrivere, scrivere molto. Prendere confidenza con la propria scrittura. Con la PROPRIA, non con quella di Dos Passos, di Fitzgerald, di Saramago, di Kundera, di Céline, di Pirandello, di Cechov, di Pavese… A proposito di Pirandello, mi ricordo che quand’ero piccolo chiesi a mio padre: “Che cos’è un pirandello?”. Non avevo gli strumenti per capire che il pirandello era un nome proprio, anzi, un cognome proprio (si dice così? Vedi… tanti strumenti mi mancano ancora!, e forse non li avrò mai).
Come posso pensare di acquisire gli strumenti della scrittura avendo solo letto molto, avendo scritto pochi striminziti raccontini appena passabili e molte email nel corso degli anni?

 

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