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Gli ambigui ferri

Bisogna diventare lettori critici per rubare i ferri del mestiere agli altri scrittori. Articolo di Heiko H. Caimi

GLI AMBIGUI FERRI

di Heiko H. Caimi

 

 

Rubare il mestiere non significa copiare, o plagiare. Significa appropriarsi degli strumenti del mestiere, e degli usi diversi che se ne possono fare. Significa comprendere ciò che si sta leggendo: la sua forma, il suo contenuto, la sua composizione, le forze messe in campo e così via.
Bisogna diventare lettori critici per rubare i ferri del mestiere agli altri scrittori. In un apprendistato che dura tutta la vita. Perché alla base ci sono gli strumenti tecnici, come per l’imbianchino, per l’idraulico e per l’elettricista; ma poi c’è l’esplorazione personale, la stessa che potrebbe trasformare l’imbianchino in pittore, l’idraulico in scultore postmoderno, l’elettricista in creatore di avanguardie elettriche. Fino a forme d’arte innovative e paradossali (mi viene da pensare, per esempio, a Stan Brackhage, che nelle sue ‘Persian Series’ dipingeva direttamente sulla pellicola cinematografica per poi proiettare opere pittoriche in sequenza, trasformando tra l’altro miniature in gigantografie), fino alla sperimentazione totale, alla sperimentazione di linguaggi affatto nuovi. Come in Joyce, in Burroughs o in Quenau, tanto per citare nomi noti ai più. Una sperimentazione non indispensabile ma utile, per appropriarsi del senso e dei sensi della parola, dei doppi sensi e, in definitiva, dell’ambiguità della scrittura. Che è l’ambiguità di tutti i linguaggi codificati, il cui limite è cercare di dire tutto senza avere una definizione per tutto. E’ nell’indefinibile, nell’uso della metafora per definire l’indefinibile, che si può cimentare l’aspirante scrittore nella ricerca di una lingua nuova. 

Ma sto divagando. Ero partito dalla lettura, e sono saltato subito alle conclusioni. Male, malissimo. Ma chi mi segue sa che, spesso, mi abbandono all’entusiasmo della divagazione improvvisa, l’ispirazione del momento, non sempre felice ma spesso produttiva. 

La costruzione di un romanzo, quella di un racconto, non passano soltanto attraverso l’intuizione e l’ispirazione. Queste spesso si arenano in opere incompiute, perché da sole non sono sufficienti. E, oltre al confronto con altri aspiranti scrittori, che però spesso sono gelosi dei pochi segreti che hanno scoperto e non rivelerebbero mai ciò che desiderano custodire come risorsa, esiste la lettura. Che ci permette di studiare la materia di cui è composta l’opera altrui, gli elementi costitutivi di una narrazione e così via. Perché non basta la ‘scrittura creativa’, occorre anche una ‘lettura creativa’. 

Per cui non dobbiamo limitarci a leggere, ma dobbiamo analizzare ciò che leggiamo: analizzarne la struttura, i punti di forza, le debolezze, la composizione della frase, l’uso delle forze in campo, lo stile, il ritmo… Senza lasciarsi fuorviare da singoli particolari, semmai soffermandoci non solo su ciò che ci colpisce nell’immediato, ma sulla forma e sulla composizione, sul modo in cui il contenuto arriva a noi e diventa esperienza, sulla maniera in cui le emozioni e i personaggi divengono vivi. Per arrivare infine a cogliere un’opera nel suo insieme: in tutte le singole parti che lo costituiscono, sì, ma anche nell’insieme che costituiscono le singole parti. 

Magari partendo dall’individuare, nella lettura dei romanzi, chi siano protagonisti, antagonisti e deuteragonisti, e come vengono presentati; quali siano le ambientazioni, e come vengono costruite; quali siano le motivazioni che muovono l’azione dei personaggi, e quanto ambiente e interazione con altri personaggi influiscano su di loro; come venga costruito il dialogo, senza dimenticare che anche il dialogo è azione, e dice dei personaggi non meno di ciò che agiscono; e come tutto questo venga concertato.
Perché il romanzo è vita, e per quanto si tratti di vita fantastica contiene tutti gli elementi del vivere, o almeno di una porzione del vivere. 

Scoperto questo, potremo procedere a scoprire altri segreti, senza mai vergognarci di sottolineare i nostri testi, di prendervi appunti, di inscenarvi nuove rappresentazioni: un libro non sarà mai nostro fino a quando non l’avremo fatto nostro fino in fondo. E questo vale tanto per chi legge quanto per chi scrive.
Perché la narrativa non è solo arte: è anche mestiere, sudore e sangue, impegno e fatica. Come la vita.

 

 

© 2007 Heiko H. Caimi - © 2007 Magnolia Italia

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