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Eraclito e il muro

Varrebbe la pena leggere il romanzo e farlo leggere a tutti i critici dotati di senso dell’umorismo. Recensione di Giuliana Dea

Eraclito e il muro
di Cinzia Pierangelini
Prezzo € 12,00
160 pp. - brossura - Editore GBM  (collana Narrativa)

 

Il romanzo è uscito nel 2006 con una piccola casa editrice di Messina (la GBM). A causa di una distribuzione limitata nelle librerie e della mia avversione nei confronti degli acquisti su Internet, ho potuto leggerlo con enorme ritardo. Ed è un peccato, perché Eraclito e il muro di Cinzia Pierangelini avrebbe tutte le carte in regola per entrare di diritto nelle librerie di tutti gli amanti dei buoni libri, dove per buon libro si intenda la combinazione tra buona storia e stile narrativo.
Andiamo con ordine e cominciamo dal primo buon ingrediente: la storia.

 

Si parla di Matteo Micciché, musicista fallito ormai dedito alla carriera di critico musicale, o meglio di stroncatore. Niente di grave, se non fosse che entro pochi mesi debutterà al Teatro dell’Opera cittadino la nipote dell’avvocato Gaetano La Russa (detto Don Tano…) uomo più influente del paese… E passi anche questo, non fosse che il Teatro dell’Opera è in attesa di ricevere fondi. E quando si tratta di fondi, la faccenda si complica. Bisogna evitare la stroncatura… Con rimedi estremi.
Qui mi fermo. Per sapere come andrà a finire il povero Micciché occorre leggersi tutto il romanzo dagli ingredienti a metà tra il solito e l’inusuale: potenti prepotenti provvisti di nipoti predilette, storie d’amore stroncate sul nascere, vendette architettate con diabolica precisione e persino con l’aiuto di un Fato dotato di senso dell’umorismo, case di cura, psichiatri, cappelli a larga tesa e coppole (inteso proprio come coppola, non come metafora di individuo mafioso…)
Il tutto raccontato, e qui si arriva allo stile narrativo, con umorismo e a tratti con un uso del dialetto che ci riporta nella Sicilia dei romanzi di Camilleri privi di Montalbano. A mio avviso i migliori dello scrittore siciliano.

 

Ma in Eraclito e il muro c’è un elemento in più che accompagna la lettura di chi ha l’udito più fino: la musica, di cui si parla nel bene o nel male, e che in quella scena del ballo diventa addirittura elemento fondamentale della narrazione, nemmeno fossimo noi impegnati nella danza…
D’altronde non potrebbe essere altrimenti, in un romanzo che vede un critico musicale come protagonista scritto da una musicista…
Dimenticavo un ultimo particolare: la figura del critico Matteo Miccichè.
Chi scrive o cerca di produrre opere dell’ingegno sa bene cosa significhi entrare o meno nelle grazie di un critico, e sa ancora meglio quanti siano i critici frustrati che si adattano al mestiere più infame della Terra perché non sono entrati nell’Olimpo degli artisti.
In questo caso, però, il critico in questione fa quasi tenerezza e riesce persino a costringerci in un’impresa impossibile a credersi: riusciamo a tifare per lui, e davanti alla sua ultima stroncatura non possiamo fare a meno di provare un sottile piacere…

Varrebbe la pena leggere il romanzo e farlo leggere a tutti i critici dotati di senso dell’umorismo (pochi, a quanto ne so…) solo per questo motivo.

 

in collaborazione con www.nouvellevague.eu