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Meno male che ci sei

Questo romanzo si adatta perfettamente ad una trasposizione cinematografica, in questi tempi in cui il cinema attinge spesso e troppo volentieri dalla narrativa per trovare storie. Recensione di Giuliana Dea

Meno male che ci sei 

di Maria Daniela Raineri      

 

Brossura - 305 pp. -  Sperling & Kupfer  2007 - Prezzo di copertina: Euro 16,50
 

 

Certo, la copertina non è delle più invitanti. Soprattutto per chi disprezza il tono rosa fucsia, accostabile al blu quasi elettrico che ricorda il Federico Moccia temuto in ogni sua versione, letteraria, cinematografica o televisiva.
Merito anche della Sperling & Kupfer, che dopo essersi fatta conoscere come casa editrice specializzata in narrativa cosiddetta di intrattenimento, tra cui spiccano le storie melò di Sveva Casati Modigliani e di alcune sue colleghe anglosassoni altrettanto godibili, o quelle terrificanti (nel senso migliore… parliamo di thriller tendenti all’horror!) di Stephen King, stava cominciano con la narrativa italiana a debordare un poco.
Prova ne sia la presenza dei romanzi di Alessandra Appiano (i libri per ‘la Donna Che Pensa Di Avere Un Cervello Ma Lo Nasconde Bene’) tra i suoi titoli.

 

Negli ultimi due anni Sperling, forse conscia del grave errore fatto ai danni dei suoi lettori e soprattutto delle sue lettrici, si stava già facendo perdonare con una nuova collana di saggistica, dedicata soprattutto al decennio ’68-’77, in cui si trovano autentiche chicche per gli appassionati del genere (tra cui la sottoscritta).
Ma il vero colpo di genio, quello che concede alla casa editrice il perdono eterno, riguarda proprio il terreno su cui la narrativa stava pericolosamente vacillando: la commedia al femminile.
E lo fa portando in libreria un’esordiente italiana di tutto rispetto, capace di scrivere finalmente un romanzo degno di questo nome: Maria Daniela Raineri.

 

Come preannunciato, prima di accostarsi a Meno male che ci sei bisogna superare lo scoglio della copertina.
È raccapricciante, ma ammicca ad un popolo di teenagers come Allegra, la protagonista diciassettenne che con le teenagers in questione ha poco da spartire.
Superato lo scoglio, già dalle prime righe si riesce a procedere nella lettura, quasi senza interrompersi (a meno che non si sentano impellenti morsi della fame). E giunti alla parola ‘fine’ sci si sente in grado di sopportare la vista del fucsia che stona un po’ con le copertine sobrie dei classici negli scaffali di casa nostra (comunque le copertine si possono sempre rivestire…).

 

Maria Daniela Raineri è una sceneggiatrice prestata alla narrativa, con una vena tragicomica felice nella costruzione di personaggi e situazioni. E con quel qualcosa in più che manca alle scrittrici italiane che tentano invano di scimmiottare le loro colleghe anglosassoni.
In Meno male che ci sei si trova quel qualcosa che la narrativa italiana (e non solo quella femminile…) ormai dimentica troppo spesso, e non solo nei generi cosiddetti leggeri: una storia.
E non di quelle minime a cui ci hanno abituati per troppo tempo i nostri scrittori di punta, troppo presi dalla ricerca stilistica utile a solleticare i loro ombelichi ma non ad appassionare lettori e lettrici con i personaggi e le loro vicende.
Meno male che ci sei parla di amore e parla di morte, e ne parla in modo così leggero che ricorda spesso la vita vera. Anche se nella vita vera nessuna diciassettenne andrebbe mai a cercare l’amante del padre, tantomeno ci farebbe amicizia…

 

Non voglio raccontare altro di questo libro, anche se la tentazione è forte. Posso solo dire, da non amante del genere, che è un romanzo estivo gradevole, anche un po’ commovente, con personaggi femminili in cui per una volta tanto abbiamo voglia di riconoscerci perché ci ricordano la nostra parte più autentica, e non solo quella che vorremmo prendere e scaraventare dal dodicesimo piano di un palazzo.
E se il nostro cervello non è troppo bruciato dal sole estivo, ci fa anche riflettere un po’.
Un romanzo da leggere e prestare a tutte le vicine di ombrellone, di qualunque età.
Ma con effetto benefico quando siano sotto i 18 anni. Giusto per ricordare che nella vita si può scegliere qualcos’altro oltre agli Amici di Maria de Filippi o a Step e Babi.

Questo romanzo, a parere di chi scrive, si adatta perfettamente ad una trasposizione cinematografica, e in questi tempi in cui il cinema attinge spesso e (anche troppo) volentieri dalla narrativa per trovare storie, non ci stupirebbe vederlo al cinema, magari entro un paio d’anni…

 

in collaborazione con www.nouvellevague.eu