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Land 2008: Guido Mattia Gallerani

Buono è qualunque stile che comunica realmente uno stato interno, che non si sbaglia sui segni, sul ritmo dei segni, sui gesti – tutte le leggi del periodo sono un’arte del gesto. Friedrich Nietzsche

Per un colpo di fortuna
le tesi, quelle, non le gettammo.
Le bruciammo a Como per il freddo.
Allora facevamo i lavavetri per le strade.

Tutti i nostri visi si corrispondevano
in un’immagine comune:
per voi non c’era differenza di persone.

Uno di noi mille, invece, per dispetto
conquistò famiglia, villa, rispetto
e una singolare distinzione.

Gli era accaduto all’ospedale dopo anni:
qualcuno non l’aveva visto al semaforo
e lui era stato investito sull’asfalto.

E ne aveva avuto irriconoscibile il volto.

IL LAVAVETRI - Guido Mattia Gallerani

<< Scrivere per me è molto difficile. Vorrei che la scrittura potesse raccontare delle storie un po’ come è nel codice genetico di altre tradizioni letterarie. Il mio modo di lavorare è allora per lo più quello della ripulitura da scorie che inevitabilmente si posano su ogni argomento, che impongono per mestiere quali parole usare e come. In questo senso restare in bilico può essere un vantaggio con la vanità di una libertà, ma anche un rischio incalcolabile. Spesso mi trovo incapace di programmare un uso del verso regolare, per esempio che possa abbracciare la forma lunga di più ampio respiro (il Novecento italiano in questo senso è stata una grande scuola) oppure l’effetto di una sospensione, tanto che mi capita di usarli indifferentemente per argomenti di cenno storico come per suggestioni ed associazioni dall’interno verso l’esterno, per esempio verso un paesaggio. Con questa poesia del lavavetri ho voluto raccontare nello specifico un paradosso più storico che esistenziale. Per quanto possa essere a conti fatti solo un’occasione, vi iniziai a lavorare quando a Parigi scoppiarono i tumulti nella banlieue, e solo dopo mi accorsi che il tema era tornato d’attualità a seguito anche in Italia. Mi viene allora da pensare che, seppur una poesia che poggia su di un fatto storico è di per se stessa transitoria, c’è comunque qualcosa che la storia porta avanti nel linguaggio. E se il linguaggio è ciò di cui noi ci formiamo allora questa speranza è un fatto che ci riguarda da vicino e per un più lungo respiro.>>

Guido Mattia Gallerani è nato a Modena (1984). Con l’associazione Rossopietra e con il gruppo poetico NuPoR si occupa di poesia sul territorio. Dirige insieme a Luciano Prandini l’evento PoesiAmbiente a Castelfranco Emilia (Mo). Finalista in premi letterari (Guido Gozzano, Il lago verde, Biennale di Alessandria, finalista Turoldo e Under29 PoesiaFestival, vincitore sezione giovani Renato Giorni 2004) ha pubblicato su riviste come Le voci della luna e sull’antologia Il silenzio della poesia, Fara. Recentemente ha partecipato ad un programma per giovani poeti sulla radio dell’Università di Padova. Tiene una rubrica su www.rivistaonline.altervista.org ed ha pubblicato saggi su Zanzotto e Giampiero Neri nel sito dell’Università di Parma. Alcune poesie sono apparse su http://farapoesia.blogspot.com/. Su soggetto di Federico Iarlori ha partecipato al video poetico-surrealista Métropotamie.