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Il ventre della macchina, di Sandro Veronesi

La metafora congegnata da Veronesi è simpatica, e il racconto è condotto tra amarezza e divertimento fino alla fatale conclusione. Recensione di Oreste Colombo

“Il ventre della macchina” è la storia di un incontro fatale. Uno di quegli incontri che cambiano la vita alle persone, anche a quelle più restie ad abbandonarsi ai sentimenti. Ma è pure una moderna parabola sulla reifica¬zione dei sentimenti, sull’impossibilità, al giorno d’oggi, di vivere senza proiettare su oggetti inanimati sogni, desideri, ambizioni e, perché no?, speranze. E la favola di una vita vera, di una passione prima intensa, poi sfumata, infine terminata con fatica. «I dolori si dileguano, i pentimenti si confondono, i contorni del ricordo si dissolvono…»

La metafora congegnata da Veronesi è simpatica, e il racconto è condotto tra amarezza e divertimento fino alla fatale conclusione. L’uso di oggetti e atteggiamenti quotidiani, facilmente riconoscibili, sono espedienti per coinvolgere il lettore, e in effetti leggiamo la breve opera tutta d’un fiato. Alla fine, però, poco ci dice che già non sapessimo. Repetita juvant, ma a che serve condire di letterarietà il trito e il ritrito?
In definitiva un libro che si aggira negli ambiti del carino, ma che nulla di significativo lascerà nelle nostre menti e nelle nostre anime.

Oreste Colombo